Brunetta: “Ho il cuore che piange, Berlusconi non mi chiama”. Poi l’incontro a Villa Grande

Che per anni abbia mostrato agli avversari il suo volto più feroce è fatto noto. Ma chi conosce Renato Brunetta sa bene che è uomo di sentimenti.

Al solo sentire il nome di Silvio Berlusconi si emoziona. E se qualcuno prova a farsi beffe del suo affetto, se punta a scalfirne il fondamento, firma la sua condanna. Perché della stagione berlusconiana Renato Brunetta è e resterà per sempre uno dei più indomiti paladini. Perché non la considera una passione estiva, ma l’amore della vita.

Come ogni grande storia che si rispetti pure questa ha conosciuto pagine tempestose, ma poche provocano turbamento quanto quelle scritte nelle ultime ore. Renato Brunetta lo ha fatto capire davanti ai parlamentari azzurri riuniti per eleggere il sostituto di Roberto Occhiuto come capogruppo alla Camera, mettendo a nudo le sue emozioni: “Oggi sono triste, ho il cuore che piange perché Berlusconi non mi chiama“.

Come per Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, quello di Renato Brunetta è lo sfogo di chi a Forza Italia vuol sinceramente bene. Per questo non possono fare a meno di giudicare offensive le accuse che piovono dai componenti il “nuovo” cerchio magico. “Ingrati, offendete l’intelligenza di Berlusconi, traditori“: suona più o meno così il repertorio dei lealisti dopo lo scontro, ma i ministri finiti nel mirino non ritengono una colpa il fatto di volere smarcare Forza Italia dai sovranisti.

Ma se oggi la Gelmini diventa il bersaglio dell’irritazione di Berlusconi in persona, Brunetta ha uffici evidentemente migliori presso il Cavaliere se ieri riesce nell’intento di “vedere il Presidente” a Villa Grande. Quanto chiedono da tempo, inascoltati, i tre ministri tagliati fuori da chi gestisce l’agenda quotidiana dell’uomo di Arcore.

L’incontro è quello tra due persone che si vogliono bene e si conoscono, ma non mancano i momenti di tensione, perché ognuno difende le proprie ragioni con vigore. Tocca a Brunetta allora, il giorno dopo, diramare una nota che solo un politico di lungo corso, quale ormai il professore è diventato, avrebbe potuto vergare: “Inutile ignorare quanto accaduto ieri tra persone che ambiscono solo a rilanciare Forza Italia, che ha un’occasione da cogliere ma vive un momento di difficoltà innegabile. Il malcontento c’è, è diffuso, Mariastella Gelmini ne ha dato corretta raffigurazione, e io stesso l’ho ribadito ieri pomeriggio al Presidente Berlusconi, presente il coordinatore Tajani“.

Un po’ come a dire: qui nessuno trama alle spalle né vuole scissioni. Poi la chiosa, capolavoro di equilibrismo: “Il malessere è figlio soprattutto della sospensione, causa pandemia, del funzionamento degli organi di partito in cui naturalmente si discute. Occorre riattivarli a ogni latitudine: centrale e periferica, per fare anzitutto una compiuta analisi dell’attuale situazione politica, risultati delle elezioni amministrative compresi, e della linea politica da tenere, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, in cui ambiamo a risultati più adeguati a storia e potenzialità di tutti noi. Ben vengano i vertici del centrodestra, ma certo non possono esaurire la vita di partito“.

Brunetta fa un lavoro di sartoria raffinato: non attribuisce colpe, piuttosto se la prende col virus che ha privato chiunque della posssibilità di frequentare il presidente, unico vero punto d’equilibrio di un partito pensato per tenersi in piedi sulla fedeltà a Silvio. Perché questo è sempre stato Forza Italia per chi ne ha fatto parte con sentimento: più che un partito una religione, con al centro Berlusconi.

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