Nuove scintille Draghi-Franceschini: diverbio in Cdm, “eppoi basta…”

Non è la prima volta che Mario Draghi e Dario Franceschini si rendono protagonisti di accesi scambi di vedute in Consiglio dei ministri. Già era accaduto qualche settimana fa, quando il premier aveva stroncato sul nascere la proposta del ministro della Cultura di una riapertura totale di cinema e teatri. Niente di lontanamente paragonabile allo scontro andato in scena in Cdm martedì, vertice che i presenti ricorderanno come quello in cui hanno visto per la prima volta il fastidio fare capolino sul volto del premier, solitamente impassibile.

Oggetto dello scontro l’eliminazione di uno dei bonus edilizi, precisamente quello sulle facciate. Franceschini prima introduce l’argomento, poi affonda con una stilettata le cui implicazioni non sfuggono al premier: “Questo bonus è stato uno dei provedimenti su cui si è caratterizzata l’azione del governo precedente. Pertanto il tema va affrontato per l’importanza che ha“. Draghi è fulmineo nella sua risposta, come spesso gli capita: “Ha ragione“, dice mettendo la distanza del “Lei” tra sé e Franceschini,  “questo provvedimento era del precedente governo“. Il presidente del Consiglio fa una pausa di qualche secondo, perché tutti i presenti colgano la portata della sua replica, perché comprendano, cioè, che il suo governo non è quello Conte. Poi argomenta: “Come lo era il reddito di cittadinanza, come lo era quota cento, come lo sono adesso il taglio delle tasse, i fondi per gli ammortizzatori sociali. Le risorse però sono finite, ministro. Altrimenti il sistema salta“.

Franceschini non si arrende, il suo ego non gli consente di essere derubricato senza troppi fronzoli, così insiste: “Ma le riunioni di governo servono proprio a costruire un compromesso. Questo è il luogo dove avvengono le ricomposizioni“. Non sono parole interlocutorie, anzi. Bensì una stoccata volta a colpire Draghi sul vivo, quasi a confermare la teoria che i più critici muovono al premier, quella di essere un accentratore che agisce spesso e volentieri di testa propria, senza coinvolgere abbastanza i partiti. Il premier sta al gioco: “È quello che stiamo facendo“. Sta per continuare, pronuncia un “eppoi…“, che resta sospeso per alcuni istanti a mezz’aria. Alla fine cambia idea, non è il caso di proseguire nel diverbio: “Eppoi basta“. A chi ha il coraggio di levare lo sguardo dai propri appunti, di smettere la strategia classica dello scolaro che si finge disinteressato al dito della prof che scorre sul registro prima di scegliere chi interrogare, basta scrutare il volto di Mario Draghi per capire che il round si è concluso, la discussione è finita. Il Cdm va avanti.

Ti è piaciuto questo articolo? Dietro c’è del duro lavoro! Dammi una mano!

8 commenti su “Nuove scintille Draghi-Franceschini: diverbio in Cdm, “eppoi basta…”

  1. Mario Draghi e un Drago in tutti sensi; lui farà risorgere L’Italia perché ne ha le capacità; i soldi ci sono per ripartire basta investirle
    bene…. lavoravo alla Facoltà di Economia dove lui si è laureato e ho grande stima e fiducia in lui; tutti conoscono il suo curriculum di studio – lavorativo… sicché bisogna solo aspettare è fara’ risorgere L’Italia come lui ha dimostrato in tutti i campi…. Grazie Presidente Draghi e che Dio lo aiuti e la protegga.

  2. Ottima ricostruzione del diverbio Franceschini /Draghi.
    Franceschini non si smentisce mai. È il classico politico abituato ad agire nell’ombra e pugnalare alle spalle. Pensa solo a se stesso e la sua corrente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.