Il gran ritorno di Berlusconi. E ora a sinistra temono: “Per il Colle fa sul serio”

Fino a qualche mese fa l’ambizione di Silvio Berlusconi di diventare presidente della Repubblica veniva bollata a sinistra come l’utopia di un uomo senza orizzonte. Quasi l’ultimo desiderio di un anziano malato: fare un tuffo nell’oceano, per sentirsi nuovamente giovane. Eppure i sorrisi beffardi, le risate tra un caffé e l’altro da Giolitti, sono ufficialmente passati in archivio. Colpa dell’uno-due infilato dal Cavaliere nella giornata di ieri: prima il ritorno in grande stile in Europa, poi l’assoluzione nel processo Ruby-ter.

Tutti, amici e nemici, gli hanno sempre riconosciuto di essere un leone indomabile: “Nessuno avrebbe potuto sopravvivere agli attacchi di questi anni come ha fatto lui“, confessa un parlamentare dem a questo blog. Eppure è altrettanto vero che 27 anni di berlusconismo sembrano non avere insegnato niente di Silvio Berlusconi ai suoi rivali. A nulla è servito che fosse proprio lui, il diretto interessato, a ripetere allo sfinimento, in più interviste, che “nella mia vita ho realizzato molti progetti che tutti consideravano impossibili“. Ecco, appunto: il Quirinale è nei piani di Silvio l’ultima impresa impossibile da realizzare per smentire tutti gli scettici. O forse qualcosa di più, perché “l’ho promesso a mio padre: diventerò presidente della Repubblica“.

Per mantenere la promessa Silvio Berlusconi sta giocando la partita della vita, provando a tenere tutto insieme, nonostante i medici, ormai rassegnati, gli consiglino un’agenda dai ritmi più lenti, più consoni alla sua età. Così prima rientra a Roma, poi convoca gli “allievi” Salvini e Meloni chiedendogli la loro parola d’onore che riusciranno a garantirgli i voti di Lega e Fratelli d’Italia qualora decidesse di correre per il Colle. Infine vola a Bruxelles, perché sa bene che il parere delle elite europee conta eccome quando si tratta di Quirinale. E lì torna a sentirsi Berlusconi, annullando in poche ore quasi due anni di assenza, di isolamento dal mondo per la pandemia e la malattia. Si intrattiene con Angela Merkel, le regala un prezzo pregiato della sua collezione di antiquariato come omaggio ora che (lei) sta uscendo definitivamente di scena, mentre lui non ci pensa proprio. La invita a chiamarlo per le volte che verrà in Italia (“Hai il mio numero“) e allontana con una mano i fastidi rappresentati dalle beghe interne del partito, chiedendosi come possano tutti quanti non capire che adesso in gioco c’è qualcosa di più importante: il Quirinale, appunto.

La sentenza di assoluzione pronunciata a Siena è solo il punto esclamativo di una giornata che ha restituito a Berlusconi la voglia di tornare ad essere protagonista. Una spada di Damocle in meno sulla sua elezione. E forse non è un caso che a sinistra adesso si diano di gomito preoccupati per quello che il Cavaliere può essere ancora in grado di fare. Perché è vero, se Draghi decidesse di fare il presidente della Repubblica avrebbe la strada spianata (e per questo Berlusconi dice di vederlo meglio a Palazzo Chigi). Ed è altrettanto vero che il centrodestra da solo non ha i voti per farcela. Ma con tanti parlamentari ormai rassegnati all’idea di lasciare il proprio scranno, c’è chi teme che Berlusconi possa pescare tra i delusi e abbandonati, promettere un posto al sole in Forza Italia in cambio della partita che più gli sta a cuore. Nessuno ride più, dentro e fuori Giolitti: l’uomo di Arcore “per il Colle fa sul serio“.

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