Conte, incubo Renzi per il Quirinale: “Vuole fare giochini”

Sono ormai mesi che ha lasciato Palazzo Chigi, eppure la ferita non si è rimarginata. Giuseppe Conte continua a pensare alle manovre che hanno portato Mario Draghi a capo del governo come ad un’ingiustizia. In pubblico non alimenta la teoria del “Conticidio“, lasciando a Marco Travaglio il copyright sull’assurda ricostruzione di quei giorni, ma intimamente continua a pensare che la trama ordita da Matteo Renzi fosse animata da antipatia se non invidia personale, piuttosto che da disegno politico. Così l’avvocato coltiva rancore nei confronti del leader di Italia Viva, non perdendo occasione per punzecchiare l’ex alleato di governo anche quando non ve ne sarebbe motivo. Lo fa riservandogli battute sui sondaggi ingenerosi, frecciate velenose che però non fanno altro che confermare quanto più volte denunciato dal senatore di Rignano: Conte non fa politica, Conte segue i sondaggi.

Dal canto suo la novità è che il presidente del Movimento 5 Stelle ha capito che la finestra di tempo che deciderà il suo destino non è più così ampia come aveva inizialmente ipotizzato. Negli ultimi mesi ha assistito con una certa delusione al calo della sua popolarità, e quando ha visto che le piazze piene si sono trasformate in urne vuote ha compreso che al profilo da rockstar dovrà presto iniziare ad associare un contenuto politico. L’impresa, per quanto Conte lo nasconda anche a sé stesso, è a dir poco ardua. Lo sarebbe perfino per un politico navigato, figurarsi per un signore che ha mostrato scaltrezza e capacità di trasformismo non banali, ma è pur sempre un novizio dell’arte politica. Dare una nuova missione al Movimento 5 Stelle, ritagliare un abito nuovo da indossare dopo che quello di forza antisistema ha finito per risultare inadeguato alla maturazione della creatura grillina, è il compito che toglie il sonno all’avvocato. Responsabile ma movimentista, ambientalista ma concreto, assistenzialista ma vicino alle imprese: tentato dal “maanchismo”, nella voglia di non scontentare nessuno, Conte rischia proprio di scontentare tutti.

Ecco perché si è messo in testa di procedere per piccoli passi, un appuntamento alla volta, senza fughe in avanti che potrebbero comprometttere il percorso “articolato” – per usare una delle parole che ripete più spesso – che dice di avere in mente. Adesso, ad esempio, il suo più grande obiettivo è quello di non essere tagliato fuori dalla partita del Quirinale. Sembrano appartenere alla preistoria i tempi in cui il nome dell’avvocato faceva capolino sui maggiori giornali italiani come quello di possibile presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella. Ma il punto qui non è tanto il degrado della stampa nostrana, quanto il paradosso di un uomo che nel giro di pochi mesi ha perso la propria centralità pur potendo contare sulla pattuglia più folta in Parlamento.

Conte da solo non può fare. Per questo negli ultimi giorni ha riattivato i canali con Enrico Letta, ma soprattutto ha intensificato le telefonate con quello che considera un amico: Goffredo Bettini. Ad entrambi il leader M5s va ripetendo come un mantra che bisognerà procedere uniti nell’individuazione di un candidato, mostrare compattezza, dettare i tempi senza farseli dettare dalla destra. Fin qui tutto bene. Poi però arriva l’aggiunta che porta qualcuno a diagnosticare un’ossessione: “Non bisogna lasciare spazi a chi vuole fare giochini“. Eccolo, l’incubo di Conte: evitare che Matteo Renzi indossi i panni del kingmaker così come avvenuto negli appuntamenti più importanti degli ultimi anni, dall’elezione di Mattarella all’incoronazione di Mario Draghi. Per riuscirci è disposto a tutto, anche a manovre spericolate, ma è difficile che riesca nel suo intento. Renzi sarà ago della bilancia. Perché in politica servono i numeri, e soprattutto serve saperli giocare. Conte dovrebbe averlo capito, a sue spese.

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