Di Maio, plauso a Renzi e critica a Conte: poteva restare a P. Chigi, ha scelto Mastella

Diversi media presentano uno degli estratti del nuovo libro di Luigi Di Maio, in particolare quello dedicato alla caduta del governo Conte II, come un attacco a Matteo Renzi. Sbagliano.

Il vero destinatario della stoccata del ministro degli Esteri, infatti, non è il leader di Italia Viva, quanto l’ex presidente del Consiglio, oggi presidente del Movimento 5 Stelle.

Partiamo dall’estratto in questione. Di Maio scrive: “Il Conte II è caduto per un’escalation ben orchestrata da Renzi, ma non ho mai compreso perché per qualcuno fosse più sano governare con i cosiddetti responsabili (da Clemente Mastella a Luigi Vitali di FI, che lavorò alla depenalizzazione del falso in bilancio e a una lunga serie di condoni, diventato poi sottosegretario alla Giustizia nel Berlusconi II) piuttosto che consolidare la maggioranza, che avrebbe invece permesso al M5s di continuare a esercitare una leadership nell’esecutivo. E a Conte di restare a Palazzo Chigi“.

Luigi Di Maio si conferma con questo passaggio il miglior politico dei 5 Stelle (sì, pensate gli altri): la sua è un’analisi politica sottile. A differenza di quanto suggerito dai giornali – basta leggere il titolo ANSA che ho riportato poco sopra (ma non è l’unico) – Di Maio non colpevolizza Renzi in questo passaggio. Anzi, se vogliamo gli concede di aver compiuto una manovra politica di livello. Nel mirino finisce invece un non meglio specificato “qualcuno“, reo di aver deciso di rompere con Italia Viva e di andare a caccia di “reponsabili“. Tattica kamikaze, antipasto della profezia targata Casalino, poi rivelatasi nefasta, massimamente rappresentata dalla frase: “Se andiamo in Senato Matteo lo asfaltiamo“.

Di Maio dimostra di aver compreso meglio di molti altri le ragioni della crisi. Se invece di sottrarsi al confronto, di lasciare che gli hashtag sostituissero la politica, Conte avesse cercato di ricomporre la sua maggioranza, probabilmente sarebbe ancora a Palazzo Chigi. Viste come sono andate le cose, su tutte l’avvento di Draghi, è un bene che abbia deciso di sfidare Renzi, perdendo.

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