Il Movimento si spacca al Senato: perché Giuseppe Conte è già commissariato

Non è raro che l’elezione di un capogruppo in uno dei due rami del Parlamento sia accompagnato da tensioni. Né che accanto alla candidatura “ufficiale” cresca anche un’opzione alternativa, il più delle volte sostenuta dai dissidenti di un partito. In questi casi, però, le cose possono finire solitamente in due modi: o la candidatura ufficiale è talmente forte da rendere quella alternativa una rappresentanza di bandiera o, se il gruppo risulta essere particolarmente diviso, è l’intervento del leader a porre fine alla contesa e a richiamare tutti all’ordine. Vedere per credere ciò che è accaduto qualche giorno fa in Forza Italia, quando è dovuto scendere in campo Silvio Berlusconi in persona per risolvere la disputa nata dall’addio alla Camera di Roberto Occhiuto.

Eccolo, il precedente cui paragonare il grande flop di Giuseppe Conte come leader M5s. All’interno di Forza Italia basta ancora una lettera del Cavaliere per riportare la pace o una sua parente stretta al centro della scena. Nel Movimento 5 Stelle neanche il fatto che Conte sia stato eletto da poco leader – e che di conseguenza possa godere sulla carta di quella luna di miele che caratterizza ogni “nuovo corso” – è servito ad evitare un pareggio che sa di sconfitta per la scelta del nuovo capogruppo al Senato. Il fedelissmo Ettore Licheri, uscente in cerca di una riconferma, è andato infatti ad impattare contro la senatri Maria Domenica Castellone, oncologa campana che al netto di tutto l’impegno profuso dai vertici contiani, è riuscita a fissare il risultato sul 36 pari al momento della conta. E dire che per Licheri sarebbe potuta anche finire peggio: voci di dentro raccontano infatti di una scheda che sarebbe stata nulla, ma che la Castellone ha deciso di concedere al rivale nella consapevolezza che in ogni caso quel voto non avrebbe cambiato la sostanza, dal momento che la soglia necessaria per vincere era fissata (almeno) a quota 38.

E attenzione: qui non si tratta di una questione secondaria, di una scaramuccia interna di poco conto. Se le tensioni per la scelta dei capigruppo sono più accese che in passato è perché mai come in questa fase il ruolo ha un suo peso. Saranno proprio i designati, infatti, a gestire in Aula la partita del Quirinale alle porte. Una considerazione vera a maggior ragione per chi, come Giuseppe Conte, in Parlamento non ha neanche uno scranno.

Dunque non può passare sotto traccia il fatto che nel ramo un tempo considerato tempio dei contiani, quel Senato secondo cui l’avvocato poteva contare nel Movimento di uno stuolo di fedelissimi, oggi non riesca neanche ad eleggere un capogruppo di suo gradimento. Anzi, il fatto è talmente grave che in serata Conte è costretto a diramare una nota in cui bolla l’intera diatriba come un “sintomo positivo di dialettica interna“, arzigogolo per certificare che se le sono date di santa ragione.

La matassa è così ingarbugliata che la nuova votazione viene fissata in calendario per la prossima settimana. Quando, sperano i contiani, ulteriori colloqui riusciranno a far passare la linea del leader, che pure in questi giorni si era speso con i suoi per evitare lo scenario che poi si è realizzato. Comunque vadano le cose, però, il segnale che emerge è chiaro e inequivocabile: Conte non ha il controllo del Movimento, è già commissariato dai suoi senatori. Figuarsi cosa accadrebbe alla Camera, dove chi conosce gli equilibri grillini descrive un’anarchia ingovernabile.

Di nuovo: non si tratta di un elemento banale. Per farla spicciola, a ridosso delle trattative per il Quirinale, da questa notte tutti sanno che la parola di Conte vale zero: il Movimento va per conto suo.

Ti è piaciuto questo articolo? Dietro c’è del duro lavoro: sostienimi!

Clicca qui per seguire la mia pagina Facebook!

Un commento su “Il Movimento si spacca al Senato: perché Giuseppe Conte è già commissariato

  1. La nullità fatta persona, policamente vacuo scarso e digiuno assurto ad un ruolo che sicuramente come visto stava portando il paese a sbattere. Lasci stare a lupetti come Gigino che sarà ignorante ma il potere lo sa gestire da figlio degno di Antonio Gava suo conterraneo illustre….come dice pure nel libro che gli hanno scritto pure a lui a proposito di Renzi,a cui neppure le scarpe può lustra….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.