“Se vuoi me ne vado”: Salvini fa la vittima, prima della resa dei conti con Giorgetti

Ormai da giorni Giancarlo Giorgetti è impegnato a spiegare che l‘intervista concessa a Bruno Vespa non rappresentava un attacco a Matteo Salvini, quanto un aiuto. Uno di quegli schiaffi che solo gli amici veri sanno dare: una sveglia, prima che sia tardi.

Già, perché è il fattore tempo l’attore protagonista dei ragionamenti politici che il ministro è solito fare più spesso. Quasi tutto in politica, spiega paziente a chi lo contatta, dipende dalla scelta dei tempi: e lui, che è andato alla scuola di Bossi, è convinto di saperli leggere e interpretare. Al punto che in ogni colloquio coi giornalisti, proprio per evitare alimentare le ossessioni di Salvini, da un po’ di tempo convinto di essere oggetto di una congiura, dice di pensare a sé stesso come ad Andrea Pirlo, professione regista, ovvero colui che nel calcio “detta i tempi” per portare a segnare la squadra. Come dire: il ruolo del bomber non mi interessa.

Per questo ormai da mesi Giorgetti sta tentando di comunicare a Salvini che una fase, quella del sovranismo, si è chiusa. Ciò non vuol dire che sia stato sbagliato perseguirla: d’altronde è grazie a quella esperienza se Salvini è stato fino ad oggi il leader del centrodestra. Ma adesso è ora di capire che è iniziata un’altra fase: quella che nelle idee di Giorgetti dovrebbe portare la Lega a diventare un partito di governo responsabile, una forza moderata, capace di raccogliere l’eredità di Forza Italia agli occhi di un elettorato che non è evaporato, attende solo di trovare una proposta politica credibile.

Fiato sprecato, perché Matteo Salvini vive questi affondi come attacchi alla sua leadership. Così si spiega il fallo di reazione che lo ha portato a convocare per questa sera il consiglio federale, il parlamentino del Carroccio a lui fedele, in cui chiederà che se ci sono divergenze queste vengano espresse direttamente negli organi di partito e non sui giornali. Di più: proprio per far capire che il capo è lui, Salvini ha fissato per il mese prossimo un “congresso delle idee” che nelle sue intenzioni servirà ad affermare la sua.

Uno sfoggio di muscoli che il Capitano farà pubblicamente, ma che stona con i toni utilizzati al telefono con Giorgetti. Sì, perché i due si sono sentiti, dopo la pubblicazione dell’estratto del libro di Vespa. E Salvini è entrato in modalità vittima: “Se vuoi mi faccio da parte”, gli ha detto. Così, per saggiare l’effetto che fa, per provocare l’interlocutore. Appuntamento a stasera.

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2 commenti su ““Se vuoi me ne vado”: Salvini fa la vittima, prima della resa dei conti con Giorgetti

  1. Giorgetti è l’espressione del pragmatismo costruttivo della Lega che governa . Non rappresenta se stesso ma una mentalità insita nel DNA leghista. Riuscire a far convivere sotto lo stesso vessillo l’anima battagliera e sovranista con quella pragmatica e disincantata , è l’unica alternativa al conservatorismo del pensiero unico veterocomunista ammantato di ipocrisia …

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