Centrale, non di centro: Renzi e un futuro da ago della bilancia

Quando Matteo Renzi parla di politica bisogna avere l’umiltà di squadernare il proprio taccuino e di prendere appunti. Perché l’uomo ha esperienza e vissuto straordinari, per avere soltanto 46 anni. E perché legge le fasi tattiche e strategiche come pochi altri, in questo periodo storico. Così, stando attenti a pesare le virgole di un discorso denso, in cui il passaggio più sentito è quello dedicato al “bambino siriano morto di freddo, lo ripeto, bambino siriano morto di freddo in una foresta bielorussa al confine con la Polonia“, può capitare di riuscire a raccogliere indizi sugli intenti del leader di Italia Viva, può succedere di individuare il percorso che Renzi vede già chiarissimo all’orizzonte. E che molti commentatori, nonché politici, faticano invece a cogliere. Dunque la domanda è la seguente: che vuol fare Renzi da grande? Ecco la risposta.

Matteo Renzi sente aria di voto anticipato. Per lui in questo momento è una puzza, un fetore. E sarà curioso sentire come giustificheranno, nel caso, la volontà di andare a votare coloro che giudicavano irresponsabile aprire una crisi di governo in piena pandemia. Doppia morale a parte, però, c’è un passaggio indicativo della strategia di Renzi per i prossimi anni. Eccolo: “Se vi immaginate il centro come un labirinto di sigle e ambizioni personali allora si sappia che quel disegno non funzionerà mai. Invece se lo si immagina come un luogo in cui si cercano consensi per vincere le elezioni in Italia allora ha un senso“. Analizziamolo con attenzione.

Renzi fa precedere questa precisazione dal resoconto di ciò che avviene nel resto del mondo. Parla di Olaf Scholz, che ha vinto le elezioni in Germania prendendo i voti di centrodestra moderati che furono di Angela Merkel e abbandonando al proprio destino la sinistra-sinistra della Linke; ricorda

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