Trattato del Quirinale: a cosa (ci) serve e perché Draghi fa bene a firmarlo

Per quanto l’avvento di Mario Draghi abbia restituito l’immagine di un’Italia bella e vincente, il Trattato del Quirinale prossimo ad essere siglato da Emmanuel Macron sta lì a ricordarci la drammaticità della nostra condizione. Il lettore potrà opporre un’obiezione sensata: non siamo messi bene, sai che scoperta.

Vero, la novità incoraggiante è che a Palazzo Chigi ne sono consapevoli. Elemento non da poco, giacché per guarire da qualsivoglia malattia è necessario prima essere a conoscenza della sua presenza, diagnosticarla. Solo poi passare alle cure. La terapia che il professor Draghi ha valutato consona a curare alcuni dei sintomi italiani passa (anche) dal Trattato del Quirinale. I motivi? Molteplici, di interesse economico e geopolitico.

Trattato del Quirinale: perché è un messaggio ai tedeschi

Partiamo dai primi. I segnali che arrivano da Berlino portano a ritenere sempre più probabile l’intenzione della Germania di tornare al regime dell’austerity. Quanto Roma e Parigi non possono permettersi. In questo senso il Trattato del Quirinale nasce con l’intento di parlare al prossimo Cancelliere, Olaf Scholz

Italia e Francia, due pesi massimi dell’Unione Europea, si oppongono al ritorno del rigore, vedete voi che fare.

L’erede di Angela Merkel dovrà così essere in grado di conciliare due spinte di segno opposto. Da una parte quella, incarnata dal falco Lindner alle Finanze, di un’opinione pubblica tedesca decisa a guardarsi l’ombelico, poco interessata alle sorti delle…

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