FLASH! Attenzione a Paolo Gentiloni come prossimo segretario della NATO

Il tema è sul tavolo ormai da più di un anno. Sì, perché in palio non c’è una nomina da poco, soprattutto di questi tempi: il ruolo di segretario generale della NATO. Secondo il manuale Cencelli in versione internazionale, dopo sette anni di guida norvegese, la posizione in questione spetterebbe di diritto ad un esponente dell’Europa meridionale. Ed ecco che questa dizione, a detta di molti, starebbe in realtà ad indicare che il prossimo giro spetta all’Italia…

D’altronde è da mezzo secolo che il nostro Paese non riesce a piazzare un suo uomo alla guida dell’Alleanza Atlantica. Si trattava dell’ambasciatore Manlio Brosio, in carica dal 1964 al 1971 in quel di Bruxelles. Adesso la sensazione è che i tempi siano maturi, le pedine possano andare a dama. L’Italia con Draghi al governo può finalmente godere di ottimi uffici in quel di Washington, ovvero là dove la nomina del nuovo segretario generale viene esaminata e sottoposta ad attento esame di atlantismo. Per intenderci: se al governo fosse stato ancora Giuseppe Conte, le possibilità dell’Italia di vedersi assegnata la casella sarebbero state residue in partenza. Scotto da pagare per la scappatella, impossibile da dimenticare per gli apparati americani, con la Cina sulle Vie della Seta

Oggi però per fortuna a Roma la musica è cambiata. Nessuno a Washington può dubitare dell’atlantismo di Draghi, che peraltro in America si è formato, “intimo” dell’amministrazione democratica. Così tornano in auge le possibilità italiane di aggiudicarsi una casella che non è di mera rappresentanza. Qualche numero: il segretario generale NATO può contare su uno staff di oltre 1.200 persone. Ma soprattutto su uno status da capo di Stato. Ciò significherebbe per l’Italia avere un’altra sponda su cui contare per dirimere le più impellenti questioni geopolitiche. In particolare nell’area del Mediterraneo allargato in cui l’interesse nazionale italiano è messo a repentaglio in particolare dall’attivismo turco di stampo neo-ottomano

Paolo Gentiloni alla NATO? 

Il nome in pole position, quello che l’Italia potrebbe spendere nelle trattative per la nomina di segretario generale NATO, è quello di Paolo Gentiloni. Il felpato commissario europeo ha compreso che le umanissime mire sul Quirinale sono in questa fase storica difficili da soddisfare. Colpa di un PD mai così debole in Parlamento (non solo numericamente) e di un centrodestra che porrà come condizione quella di eleggere un capo dello stato non di area Dem. Proprio in questo senso bisogna interpretare la cena a Bruxelles di qualche giorno fa tra Paolo Gentiloni e Matteo Renzi, la prima dopo anni di rapporti congelati. Più che un dialogo con vista sul Colle, un incontro per preparare il terreno in vista della partita della NATO. E’ chiaro infatti che per avere speranze di successo, la “candidatura” italiana dovrà essere sostenuta da tutto il governo. 

L’aiuto di Macron

Per Gentiloni alla NATO i pianeti sembrano allineati. Ai più attenti osservatori non è sfuggito infatti l’affettuoso passaggio che Emmanuel Macron ha dedicato all’ex premier italiano nel corso delle dichiarazioni alla stampa successive alla firma del Trattato del Quirinale. Un giusto riconoscimento per il lavoro svolto all’epoca da Palazzo Chigi per avvicinare Italia e Francia, certo. Ma anche, a voler essere maliziosi, una dichiarazione di pubblico apprezzamento non scontata da parte del leader transalpino.

Per l’inquilino dell’Eliseo, infatti, la nomina di Gentiloni sarebbe di gran lunga preferibile ad una di marca inglese. Sì, perché a Londra, per quanto in assenza di passi ufficiali, c’è chi sta lavorando sodo per preparare il terreno all’ex primo ministro Theresa May o in alternativa all’ex ministro degli Esteri, William Hague. Johnson è pronto a giocare la sua mossa con Washington nel nome dell’Anglosfera. Ma le tensioni con Macron di questo periodo potrebbero favorire l’Italia. L’appoggio francese, del resto, sarebbe anche un bel modo per dare un seguito concreto al Trattato del Quirinale…

Un solo scoglio

Certo, c’è sempre da considerare che quello degli Affari Economici è un ministero pesante a Bruxelles. Per Roma rinunciarvi non sarebbe cosa da fare a cuor leggero. A maggior ragione dal momento che lo scontro sulla revisione del Patto di Stabilità è alle viste. Ma se Draghi restasse a Palazzo Chigi, potrebbe bastare l’autorevolezza del premier a mettere al sicuro gli interessi, anche economici, dell’Italia. E per Gentiloni alla NATO si spalancherebbe un’autostrada…

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