Suppletive Roma, Conte indeciso: teme Calenda e Renzi…

C’è un motivo se Giuseppe Conte ai tempi di Palazzo Chigi veniva chiamato “il temporeggiatore“. Lo sta scoprendo Enrico Letta, principale sponsor della candidatura dell’ex premier alle elezioni suppletive della Camera nel collegio di Roma Centro. Sì, perché il gesto di “generosità” del segretario dem, che si è detto pronto a “cedere” la candidatura all’alleato in un seggio (quasi) blindato non è stato ancora abbastanza da convincere Conte a candidarsi. In fondo c’è da comprendere le resistenze dell’avvocato: al vertice del governo è stato catapultato da Salvini e Di Maio; alla guida del Movimento 5 Stelle è arrivato grazie ad una votazione senza concorrenti. E’ chiaro che non sia abituato al processo elettorale. Letta, ma anche Zingaretti e Franceschini, stanno tentando di spingere Giuseppe Conte a vincere le sue paure, ma il leader M5s è titubante, indeciso, chiede ancora tempo. Il motivo? Teme Calenda e Renzi.

Cosa c’entrano i leader di Azione e di Italia Viva con la possibile candidatura di Conte alle suppletive? Se è certo che nessuno dei due centristi sosterrebbe Conte alla conquista del seggio alla Camera, lo stesso non può dirsi della loro mossa successiva. Tradotto: dovesse il leader M5s scendere in campo, Calenda e Renzi gli opporrebbero un candidato credibile?

Conte firmerebbe per un patto di desistenza, ma nessuno – neanche Letta – in questo senso può offrirgli garanzie. E se i riformisti trovassero un candidato forte? Uno di quelli che piace proprio all’elettorato di Roma Centro, magari l’ex sindacalista Bentivogli? E se costui fosse in grado di mobilitare una buona parte dell’elettorato che alle recenti amministrative ha scelto Calenda? A queste domande i dirigenti Pd stanno rispondendo ricordando a Conte che Roberto Gualtieri, che quel seggio lo ha lasciato vacante per fare il sindaco di Roma, si è imposto non troppo tempo fa con il 62% dei vo…

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