Zaki libero: perché Draghi è riuscito dove Conte ha fallito

La notizia della liberazione di Patrick Zaki è una splendida notizia. Come qualcuno sente di precisare ad ogni pié sospinto, Zaki non è un cittadino italiano, ma l’Italia si è giustamente spesa con tutte le sue forze affinché il giovane studente dell’Università di Bologna venisse liberato. E’ per questo motivo che il padre di Patrick, ieri, ha sentito il bisogno di ringraziare il nostro Paese. Ed è per questo che oggi (più o meno) tutto l’arco parlamentare è compatto nell’esultare per il risultato ottenuto.

Non è questo, dunque, tempo di polemiche ma di gioia mista a speranza (Zaki non è stato ancora assolto dalle accuse).

Eppure non si può far finta di nulla. La vicenda è così importante da meritare un approfondimento, una spiegazione.

E allora, la domanda delle domande, quella che sorge spontanea, è la seguente: perché Draghi è riuscito là dove Conte ha fallito?

La risposta più semplice e immediata potrebbe essere la seguente: perché Draghi non è Conte. Ma valida sarebbe anche la formula inversa: perché Conte non è Draghi. 

Eppure non possiamo accontentarci di una risposta simile.

E’ vero che il presidente della Commissione Esteri della Camera, Piero Fassino, ha lavorato duramente in questi mesi per tenere aperto un dialogo di “diplomazia parlamentare” con il Cairo. Ed è altrettanto vero che alla Farnesina il ministro Di Maio ha guidato uno sforzo imponente per risolvere il caso attraverso la diplomazia, anche in un periodo in cui i rapporti tra l’Italia e l’Egitto sono ai minimi storici in ragione del caso Regeni. 

Un osservatore attento, però, potrebbe notare come sia le buone intenzioni del Parlamento, sia quelle del ministero degli Esteri, fossero presenti da tempo. E allora: a cosa si deve la svolta delle ultime ore? Molto del merito va al capo del governo: Mario Draghi<…

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