Perché Conte vuole le primarie? Trappola per Letta, la mossa per tornare a P. Chigi

Per quanto le parole di Giuseppe Conte ad Atreju abbiano suscitato una certa – inevitabile – ironia, il presidente del Movimento 5 Stelle è stato sincero. E’ infatti vero quanto affermato alla kermesse organizzata da Giorgia Meloni: “Non mi spaventa l’ipotesi di fare delle primarie” di centrosinistra.

Questa frase, da sola, sarebbe già una notizia, visti i precedenti. L’idea cioè che Conte sia pronto a correre in una competizione elettorale, e non da solo, è da appuntare sul taccuino e da cerchiare di rosso più volte. Eppure c’è dell’altro in questa battuta apparentemente innocua, qualcosa che dovrebbe mettere in allarme Enrico Letta. Portarlo, per dirla in gergo, a non stare sereno…

Sì, perché l’avvocato è stato scaltro, sperando – dal suo punto di vista – che la propensione del Partito Democratico a stendere tappeti rossi al suo passaggio si traduca anche in futuro in una deriva kamikaze che possa consegnargli la leadership del centrosinistra. E magari quel ruolo da premier che da quando ha lasciato Palazzo Chigi non ha mai smesso di rimpiangere. 

Ma qual è stata la mossa di Giuseppe Conte? Entriamo nel vivo della vicenda. 

Tra partiti diversi che intendano presentarsi alle urne alleati esistono pressoché due metodi per indicare il leader che, in caso di vittoria della “coalizione”, avrà il compito di guidare il governo.

Il primo è quello scelto negli ultimi anni dal centrodestra: il partito che prende più voti indica il premier. Si tratta di un sistema imperfetto, che negli ultimi anni ha prodotto una guerra fratricida, ed è il risultato dell’assenza di un “federa…

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