“Che ne sarà di noi?”: la sindrome dell’abbandono dei forzisti che temono Silvio al Colle

Via via che i giorni passano la domanda aleggia con sempre maggiore insistenza. Viene scandita in maniera silenziosa. E solo tra amici. Perché non sia mai che alle orecchie del sovrano, in questo caso Silvio Berlusconi, finisca per arrivare voce di una possibile congiura da chi sarebbe chiamato invece a guardargli le spalle.

Eppure ormai non è più un mistero che all’interno di Forza Italia il quesito stia iniziando a circolare con una certa urgenza. Non tra i centurioni, tra le prime linee che a Berlusconi sono legati da affetto sincero. Ma tra coloro che l’ex premier lo hanno sentito se va bene una volta al telefono in tutta la legislatura, gli stessi che ai suoi voti devono la loro presenza in Parlamento.

Il quesito suona più o meno così: “Che ne sarà di noi?“. Pausa scenica e rinforzo: “Che fine faremo se Silvio va al Colle?“.

In psicologia si parlerebbe apertamente di sindrome dell’abbandono. E in politica la questione pure ha a che fare con questioni umanissime, quali gelosie personali e terrore del futuro.

Nel primo caso gli azzurri osservano come Silvio sia in queste settimane impegnato in un corteggiamento senza precedenti coi parlamentari del Misto. Per la maggior parte ex grillini ormai senza casa e senza orizzonte, attratti dalle sirene berlusconiane come lo si sarebbe da un’oasi in mezzo al deserto. Qui però interviene il ragionamento dei forzisti anonimi, poiché è chiaro a tutti che il Berlusconi del 2021 non ha più la forza politica per assicurare posti in Parlamento come avrebbe potuto quello di 20 anni prima.

E allora la conclusione è la seguente: “Se Silvio promette seggi a loro, a noi chi ci pensa?“…

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