David Sassoli si iscrive (ufficialmente) alla corsa al Quirinale

Non che la presidenza dell’Europarlamento fosse poi un reale impedimento. Se arriva una chiamata dal tuo Paese, e se il prefisso è quello del Quirinale, è difficile far finta di nulla, riattaccare. Eppure il passo indietro annunciato ieri da David Sassoli, la messa a verbale del fatto che non si ricandiderà alla presidenza del Parlamento europeo, non può essere ridotta – come il diretto interessato ha cercato saggiamente di fare – ad una mera questione di equilibri nei rapporti tra famiglie europee, nello specifico i Socialisti e Democratici e il Partito Popolare Europeo.

I maliziosi, e tra questi si autodenuncia anche il titolare di questo blog, hanno osservato un tempismo quanto meno sospetto da parte di Sassoli. Certo, dal punto di vista formale l’ex direttore del Tg1 non ha commesso alcun passo falso: il suo mandato era in scadenza, che potesse non essere rinnovato era nelle cose. Ma il fatto che Sassoli non si sia stracciato le vesti per cercare la riconferma fornisce almeno tre spunti di riflessione utili in vista della partita del Quirinale.

Il primo: il personaggio non è a corto di cultura del fair play, elemento che potrebbe tornare utile. Il secondo: è chiara la volontà di porsi sulla scena come una figura dialogante, capace di unire anche schieramenti rivali (PSE e PPE). Non male. Il terzo: si evince una disponibilità ad esplorare nuove strade politiche, magari in patria.

Il curriculum di Sassoli, d’altronde, è quello di un Quirinabile. Se è vero che tutti i presidenti italiani sono stati eur…

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