“Modello Leone”: perché Letta e Conte sul Quirinale sono in crisi (e temono Berlusconi)

Al di là delle parole affettate pronunciate nelle ultime uscite pubbliche, Giuseppe Conte teme grandemente che Silvio Berlusconi possa anche solo avvicinarsi al Quirinale. E non perché odi il Cavaliere come i riottosi grillini della prima ora che fatica a tenere a bada nel suo partito. No, d’altronde era ancora a Palazzo Chigi che trascorreva le sue giornate quando il leader di Forza Italia sentì dall’altro capo del telefono pronunciare la seguente frase: “Presidente, non c’è bisogno che lei mi ricordi quanto ha fatto. Le sue imprese sono scritte nei libri di storia“.

Il punto è quindi un altro. E’ che Conte sa che un’elezione di Berlusconi sarebbe possibile soltanto se questi fosse in grado di prendere voti a piene mani dai gruppi M5s.

Ecco, se ciò accadesse, se alla mancata tenuta del Movimento – com’è ovvio – venisse attribuito il trionfo berlusconiano, per Conte sarebbe la fine politica. Senza possibilità di appello.

Per questo, alla priorità che non sia Renzi il kingmaker del prossimo inquilino del Quirinale, l’avvocato ne ha aggiunta negli ultimi giorni un’altra: evitare che l’ipotesi fino a qualche tempo fa considerata lunare, quella di Silvio Berlusconi al Colle, finisca per tramutarsi in realtà.

Al fine di raggiungere questo scopo, Conte ha deciso di muoversi di concerto con Enrico Letta, studiando una strategia speculare a quella del centrodestra. Basta guardare con attenzione, per intravedere in controluce la crisi dei due leader, costretti a giocare di rimessa, obbligati ad una mossa più o meno disperata per evitare un big bang al di fuori del proprio controllo.

L’idea che ha avuto Giuseppe Conte è la seguente. Se davvero il centrodestra si mostrerà compatto nel fare il nome di Silvio Berlusconi, come pare, Pd e M5s dovranno rispondere con un’altra candidatura “di bandiera“. Qualcuno in grado non soltanto di compattare la propria base parlamentare, ma magari di pescare nel Misto e fra i centristi per sottrarre voti utili al Cavaliere. E convincerlo a desistere. Auguri.

Così facendo, ed è questa la maggiore controindicazione, il centrosinistra rischierà però di bruciare almeno un elemento della sua rosa di Quirinabili. Un sacrificio consapevole, che si determinerà al verificarsi di due condizioni: la prima è che Mario Draghi decida – come il Paese gli chiede – di restare a Palazzo Chigi. La seconda è che Berlusconi scelga di dare inizio ad una prova muscolare dal quarto scrutinio in avanti. Senza arretramenti.

Era proprio a questo scenario che Enrico Letta pensava ieri quando ha evocato – stigmati…

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