Quirinale, Salvini in ansia da kingmaker: malumori nel centrodestra

Matteo Salvini si è messo in testa di dover essere il grande regista dell’operazione Quirinale. Il kingmaker, per dirla alla maniera di quelli bravi, colui che dà le carte, che propone il nome vincente e lo issa sul Colle più alto della politica italiana.

Peccato solo si debba essere dotati di talento politico non indifferente per condurre in porto la manovra più delicata di un ciclo che dura 7 anni. A maggior ragione se, come in questo caso, Salvini non dispone dei numeri necessari a dettare ad altri le sue condizioni.

Anche li avesse, farebbe un pastrocchio“, commenta un esperto parlamentare di centrodestra, perché – aggiunge – “della sua abilità tattica l’estate del Papeete rimane un manifesto“.

Così, come in passato già gli è accaduto, preso dalla frenesia Salvini ha iniziato ad infilare una sequela di errori da matita blu. Provocando il malumore degli stessi alleati.

Convinto com’è di avere la “responsabilità” di gestire le operazioni, da giorni ha annunciato e poi messo in atto l’intenzione di telefonare a tutti i leader di partito del Parlamento. Obiettivo? Scegliere insieme il prossimo inquilino del Quirinale. Auguri.

Mossa prematura, fuori tempo, nei fatti respinta al mittente. Ma soprattutto scenica, controproducente, siccome la storia indica che sul capo dello Stato troppe parole sono l’equivalente di chi nel ciclismo si espone troppo al vento. Col risultato di essere rimbalzato dalla corrente, di perdere le ruote di chi vince lo sprint. Saluti.

Questi scossoni provocano non poco fastidio nel Matteo leghista, solito procedere in maniera dirompente. Sempre dritto, come un treno che non fa fermate, quando invece bisognerebbe lavorare di fino, ricamare trame da esporre al momento del dunque.

Ecco perché, chi lo conosce, non è rimasto particolarmente sorpreso nel sentire la frase riservata a…

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