Cosa c’è dietro le dimissioni di Calenda a Roma: all-in su Azione pensando al voto anticipato

L’annuncio è arrivato stamattina su Twitter, ma era da tempo che Carlo Calenda meditava l’addio al Consiglio comunale di Roma. A dirla tutta, fosse stato per lui, i panni del consigliere di minoranza non li avrebbe mai indossati.

Poi, da una parte la volontà di non disperdere il capitale politico costruito nella Capitale, dall’altra le critiche di chi lo accusava di non rispettare l’impegno assunto con gli elettori, hanno fatto il resto. Fino ad oggi. Fino a quando non ha dichiarato la volontà di farsi da parte dal ruolo in Campidoglio, con annessa motivazione: l’impossibilità di conciliare l’attività di consigliere comunale con quella di eurodeputato e leader di Azione.

Carlo Calenda è stato sincero, ma non totalmente.

Certo, è vero che rispettare il mandato dei romani e quello degli elettori che l’hanno spedito nel 2019 a Bruxelles con oltre 270mila preferenze non è semplice. Eppure è soprattutto un altro il ragionamento che ha spinto l’ex ministro ad optare per un taglio così netto con la recente esperienza delle amministrative.

Ha a che fare con la consapevolezza che al più tardi nel marzo 2023 la legislatura in corso andrà a scadenza. Al più tardi, appunto. Perché gli appelli di Calenda ai colleghi capi di partito per issare Marta Cartabia al Colle e blindare Draghi a Palazzo Chigi, almeno fino ad oggi, sono caduti nel vuoto. E nel leader di Azione si è fatto sempre più strada il convincimento che un’eventuale elezione al Quirinale di Draghi farebbe precipitare tutti verso il voto anticipato.

Da qui la decisione: il 20% ottenuto a Roma non è rappresentativo dell’attuale peso di Azione su scala nazionale. Il partito oscil…

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