Il Quirinale, la crisi di Conte, i limiti del centro. Intervista a Lorenzo Pregliasco

Il 2021 sta abbassando la saracinesca, il 2022 si preannuncia politicamente scoppiettante. Ma prima di tuffarci nel nuovo anno è importante fare il punto nave: capire le tendenze, per anticipare gli scenari. Per questo ho parlato con Lorenzo Pregliasco, amico di questo blog, direttore di YouTrend, punto di riferimento assoluto quando si parla di sondaggi, analisi, mappe, politica in numeri.

D. Lorenzo, grazie per aver accettato il mio invito anche in questi giorni di festa. Pd saldamente primo partito secondo l’ultima supermedia dell’anno. M5s che continua a perdere terreno. C’è un nesso tra questi due risultati? Cosa dice l’analisi dei flussi? Letta sta riuscendo a recuperare elettori a scapito di Conte?

P. Il nesso c’è. Entrambi i partiti ormai pescano sostanzialmente nella stessa area, che è quella del centrosinistra. In questo senso abbiamo la conferma di quanto il Movimento 5 Stelle e il suo elettorato siano cambiati negli ultimi due anni. Credo che il trend generalmente favorevole al Pd e sfavorevole al M5s si debba leggere alla luce di una difficoltà oggettiva dei 5 Stelle e di Conte nell’intervenire con parole comprensibili, forti, distintive nel dibattito. Il Movimento di Conte non sembra essere riuscito al momento a trovare queste parole d’ordine.

D. Dal 16,6% al momento della nascita del governo Draghi al 19,5% attuale: Fratelli d’Italia, a ben vedere, da quando è all’opposizione di Draghi ha guadagnato meno di 3 punti. Certo, si tratta di un incremento non banale dal momento che è condensato in meno di un anno, ma è solo una mia impressione o nel racconto generale si è inclini a “sovrastimare” questo risultato? Provo a spiegarmi meglio: FDI è, di fatto, l’unico partito di opposizione al governo. Non era lecito attendersi una crescita addirittura maggiore di quella osservata?

P. Fratelli d’Italia ha sì avuto una crescita successiva alla nascita del governo Draghi, ma prevalentemente la sua crescita si è realizzata prima, quando era all’opposizione di Conte insieme al resto del centrodestra. Molti osservatori all’inizio dell’avventura del governo Draghi lessero la situazione politica dicendo sostanzialmente: ‘Adesso con Fratelli d’Italia unica opposizione assisteremo ad una crescita inarrestabile del partito di Giorgia Meloni’. Per adesso questo non c’è stato. Anzi, se vogliamo Fratelli d’Italia ha avuto segnali di rimbalzo o comunque di un tetto che forse è stato raggiunto negli scorsi mesi.

Anche il risultato delle scorse elezioni amministrative, per quanto elezioni locali, non è stato particolarmente favorevole, non c’è stato un exploit paragonabile – per capirci – a quello del Movimento 5 Stelle in passato o della stessa Lega. Questo sembra suggerire che non siano poi così inverosimili quei dati nazionali che vedono il partito di Giorgia Meloni poco sotto al 20%.

D. Forza Italia torna sopra l’8%: non succedeva da mesi. C’è chi parla di “effetto Quirinale” in relazione alla paventata candidatura di Berlusconi. Ti sembra una lettura plausibile? E se sì, in quali termini? Fatico a cogliere il legame. Non si può neanche parlare di effetto bandwagon visto che il Cavaliere (ad oggi) la sua partita non l’ha vinta. Peraltro FI è da sempre Berlusconi. Anche il Cav fosse eletto al Quirinale significherebbe di fatto privare FI della sua guida. Mi sfugge qualcosa? 

P. Sicuramente partiti come Forza Italia possono beneficiare di una ritornata visibilità. Nel momento in cui si parla un po’ di più di Berlusconi – in relazione al Quirinale o ad altro – possiamo assistere ad una qualche risalità delle intenzioni di voto. Può anche darsi che Forza Italia abbia beneficiato di un’altra tendenza: ovvero la possibilità di aggregare consensi di centrodestra ma filo-Draghi e filo-vaccini, un campo che, come abbiamo visto, è stato lasciato un po’ sguarnito da Lega e Fratelli d’Italia.

D. Si parla tanto di “centro”. Le manovre per occupare quell’area non mancano. Eppure le forze che dovrebbero incarnare questa proposta nei sondaggi faticano. Come ti spieghi questo fenomeno? A tuo modo di vedere è un problema di domanda o di offerta?

P. Sul centro la mia lettura è la seguente: in questa fase ci sono molti aspiranti leader, molti partiti, molte sigle che stanno in quell’area centrale. Non dico non ci siano voti – perché sommandoli aritmeticamente siamo intorno ad un 10-15%, a seconda di ciò che consideri “centro” – ma fatico a vedere una capacità aggregativa e unificatrice nel centro, il limite è proprio questo.

D. Capitolo Quirinale. Cosa dice lo storico dei sondaggi dopo l’elezione del capo dello Stato? Il kingmaker di turno in passato ha beneficiato in termini di consensi dell’essere stato regista dell’operazione vincente? Esiste in questo caso (o magari in un altro) un “effetto Quirinale”?

P. Non abbiamo ancora studiato “l’effetto Quirinale” in passato, anche perché l’elezione del capo dello Stato è forse il più importante momento politico prima delle prossime elezioni Politiche ma è anche un passaggio che in molti…

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