Cingolani, dai dissidi con Conte al mandato di Draghi: ma (per ora) non lascerà

Tutto ha avuto inizio da un’intervista rilasciata a “Staffetta Quotidiana”. A questa testata, specializzata sui temi dell’energia, il ministro Roberto Cingolani ha sganciato qualche giorno fa una bomba “atomica” di natura politica. Eccola:

Abbiamo centrato gli obiettivi posti da Draghi prima del compimento dell’anno. Ora c’è un problema di implementazione. E questa fase non ha bisogno di uno con il mio profilo”

Si tratta di un addio? No, eppure potrebbe sembrarlo. Cosa c’è dietro queste dichiarazioni? Questo blog ha provato a scoprirlo.

Iniziamo subito col dire che allo stato attuale le dimissioni di Cingolani non sono all’ordine del giorno.

Il ministro della transizione ecologica ritiene sì di aver completato gran parte del suo lavoro – la scrittura del Pnrr, la costruzione di una nuova struttura ministeriale e il capitolo semplificazioni – ma, anche in segno di rispetto verso chi lo ha selezionato, non dovrebbe lasciare la sua casella prima dell’elezione del capo dello Stato.

Salvo clamorosi scossoni, attualmente non all’orizzonte, Cingolani dovrebbe dunque restare in sella almeno fino a gennaio-febbraio. Soltanto allora il ministro valuterà se proseguire o meno la sua esperienza nelle istituzioni.

Bisogna infatti ricordare che Cingolani è un dirigente di Leonardo in aspettativa. Fino a quando? “Fino a fine mandato“, è la risposta.

La sensazione, ad ogni modo, è che più della nostalgia per la sua attività manageriale, Cingolani stia sperimentando una fase di rigetto nei c…

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