Quirinale, rischio voto “falsato”. Parla il prof. Ceccanti. “D’Alema-PD? Torna da sconfitto”

Due lettere. Una indirizzata a Sergio Mattarella, l’altra avente come destinatari i presidenti delle Regioni, saranno pubblicate domani in Gazzetta Ufficiale. Oggetto? La data di convocazione a Roma dei 1008 (o 1009, dipende se verrà assegnato o meno il seggio da senatore a Fabio Porta) Grandi elettori chiamati ad eleggere il prossimo capo dello Stato.

Alla vigilia della mossa del presidente della Camera, Roberto Fico, occorre fare un punto nave sulle modalità di voto. Perché per capire l’andamento di una partita, provare a prevederne l’esito, è necessario prima conoscere le regole della disfida. A maggior ragione se, come questa volta, si abbattuta sul campo da gioco una variabile impazzita. Anzi, la variante Omicron.

Ho così contattato il professor Stefano Ceccanti, costituzionalista e capogruppo Pd nella Commissione Affari Costituzionali.

D. Prof. Ceccanti, oggi su Twitter ha ricordato come il quorum per la partita del Quirinale resterà invariato indipendentemente dal numero di parlamentari positivi al Covid-19. La previsione, fino a qualche giorno fa, era di avere nei giorni del voto un 10% circa tra deputati e senatori contagiati. A chi fa comodo – e a chi scomodo – una situazione simile?

C. In realtà danneggia tutti, danneggia la funzionalità del sistema.

D. Ci spieghi perché nel dettaglio.

C. Il quorum formalmente rimane identico. Devi comunque avere 673 voti nei primi tre scrutini e 505 al quarto. Se però stimiamo un centinaio di persone impedite, ossia un 10%, se non si prendono misure innovative in realtà stiamo decidendo di alzare surrettiziamente il quorum.

D. Cosa vuol dire numeri alla mano?

C. Un conto è avere 673 voti su 1008 o 505 su 1008. Un altro averli su soli 908 perché gli altri non possono votare. E’ come se noi invece di 2/3 chiedessimo i tre quarti effettivi nei primi tre scrutini: 673 su 908 è il 74%. Oppure, dal quarto scrutinio, è come se invece della maggioranza assoluta, della metà più uno, chiedessimo più del 55%. Se innovassimo manterremmo le regole invariate. Non facendo niente le modifichiamo di fatto rendendo l’elezione del capo dello Stato più difficile.

D. In risposta a Gregorio Fontana di Forza Italia, questore della Camera, che ha ironizzato sulla sua proposta di consentire il voto da casa (“Ora Ceccanti vuol passare dalla propria camera alla Camera di rappresentanza“, ha detto) lei ha replicato: “Siccome il virus è bipartisan, chi lo prende si attacca e non vota. Il problema non esiste. L’ordine regna a Montecitorio“. Ci spiega qual era secondo Lei la soluzione migliore per ovviare al problema posto dalla pandemia? Come si pratica il distanziamento tra 1000 e passa grandi elettori al tempo di Omicron? E cosa risponde a chi – già durante la prima ondata – rispondeva che col voto a distanza non sarebbero state garantite libertà e segretezza del voto stesso?

C. La mia posizione è appunto opposta a quella del questore Fontana. I problemi nascono dalla modifica surrettizia delle regole derivante dall’inazione. Non pretendo di avere la soluzione al problema. Però non è negando che esista che si fa una scelta responsabile. Spetta alla Presidenza della Camera individuare le modalità efficaci per far votare tutti gli aventi diritto al voto. Se questo obiettivo non è conseguibile con regole normali, esercitino l’immaginazione e ne trovino di nuove, ma la realtà va guardata negli occhi. Altrimenti si fa come il Don Ferrante nei Promessi sposi, il quale sosteneva che la peste non esisteva perché non era classificabile negli unici due modi possibili, come sostanza o come accidente. Ripeto infine che non spetta a me individuare la soluzione in positivo, ma qualcuna dovrà pur esistere. Negli altri Parlamenti si è sperimentato di tutto, non vedo perché solo nei nostri confini non si possa fare.

D. Il presidente Fico non ha risposto alla sua richiesta di votare in luoghi attigui ma diversi dall’Aula (altri uffici, come le Commissioni, o altri Palazzi della Camera). Si è dato una spiegazione rispetto a questo atteggiamento?

C. C’è una subalternità niente affatto inevitabile della politica a istanze tecnico-burocratiche. La politica deve assumersi la decisione del SE introdurre innovazioni; presa questa decisione ci si rivolge alle istanze tecnico-burocratiche e si lascia decidere a loro COME implementare la decisione. Se si fa confusione tra chi decide il SE e chi il COME la politica scompare e con essa la sua specifica responsabilità.

D. Al momento l’ipotesi più probabile è che per l’elezione del capo dello Stato si tenga una sola votazione al giorno. Il rischio insomma è quello di andare incontro ad una votazione caratterizzata da lunghi tempi morti. Nell’era dei social, della velocità, della comunicazione immediata, quasi un controsenso. Crede che questa eventuale novità (storicamente gli scrutini sono sempre stati due al giorno) possa avere un impatto anche sull’esito della votazione? Il fatto che il tempo di “sedimentazione” dei vari scrutini sia così dilatato non rappresenterà un problema per quei leader che faticano a tenere i nervi saldi, rischiando di “cuocerli”? O al contrario pensa li aiuterà a ragionare meglio e a tenere a bada l’istinto?

C. Non mi preoccupa la lentezza, che ha effetti non deterministici, mi preoccupa il fatto che si renda strutturalmente più difficile l’elezione con l’innalzamento surrettizio dei quorum. Anche accordi sulla carta molto forti potrebbero non riscuotere il consenso necessario a causa del numero di persone impedite. Perché si possono costantemente aggiornare con decreti le norme per i cittadini mentre per i parlamentari dovrebbero essere immodificabili?

D. Ritiene credibile l’ipotesi – sostenuta da alcuni – secondo cui il presidente Fico potrebbe smantellare il catafalco e prescrivere la lettura del nome depositato nell’insalatiera per intero, così da evitare il ricorso al “metodo Forlani” anti-franchi tiratori?

C. Penso che le modalità dovrebbero essere le più simili possibili a quelle per le elezioni politiche. Quindi non sopprimerei la cabina, proibirei i telefonini in cabina e disincentiverei nelle forme possibili le modalità che possono comportare un controllo del voto.

D. Chiudiamo con un “fuoricampo”. Mi dice la sua sul caso D’Alema-PD?

C. Fabio Martini su La Stampa di stamani ha utilizzato la parabola del figliol prodigo. Ora è giusto basarsi in politica sulla parabola del figliol prodigo e D’Alema non è né il primo né sarà l’ultimo che avendo tentato scissioni senza risultati può essere riaccolto nel Pd. Però per il momento mi pare sia l’unico che vuol rientrare negando l’evidenza, che ci torna da sconfitto. Anche il padre misericordioso, prima di organizzare la festa del ritorno e di sacrificare il vitello grasso, lo avvicinerebbe per consigliargli un po’ di umiltà e di aderenza al reale.

Un commento su “Quirinale, rischio voto “falsato”. Parla il prof. Ceccanti. “D’Alema-PD? Torna da sconfitto”

  1. Condivido quanto ha argomentato l’ on. Ceccanti che ha posto un problema che va risolto perché siamo in uno stato emergenziale che la Costituzione non aveva previsto . E’ opportuno che la Costituzione lo preveda per oggi ma anche per un domani……

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