Berlusconi ha fatto breccia nel Pd: la mossa che “tradisce” Enrico Letta

Se fino a qualche mese fa la sola ipotesi di una candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale suscitava i risolini dei passanti, a 15 giorni dal primo scrutinio il clima in Parlamento è radicalmente cambiato. Adesso, in particolare a sinistra (ma non solo), a montare è una sorta di fastidio per l’ostinazione con cui il Cavaliere continua a credere nella possibilità di essere eletto presidente. L’accusa che gli viene mossa è quella di bloccare il centrodestra, di impedire sul nascere ogni trattativa su altri nomi “potabili”. La replica arriva dai forzisti: il centrodestra non ha bisogno di trattare, perché un candidato ce l’ha. Amen.

Dunque, per dare un’idea del cambio di fase, se fino a ieri nessuno credeva che Berlusconi si sarebbe sottoposto al tagliando dell’Aula, adesso al contrario solo in pochi pensano che rinuncerà a “pesarsi” durante la quarta votazione.

Ecco perché, nel centrosinistra, sono iniziati discorsi di tattica difensiva degni di una campagna militare vietnamita.

E quella che fino a qualche settimana fa era parsa come un’esagerazione è tornata improvvisamente in auge: l’uscita dall’Aula di Pd e M5s qualora Berlusconi fosse il candidato ufficiale del centrodestra. 

A caldeggiare questa ipotesi sono adesso in particolare i vertici dem, per quanto nei gruppi parlamentari la sola ipotesi venga giudicata con sdegno. Il motivo? A nessuno può sfuggire il sottotesto di tale mossa, men che meno a deputati e senatori di lungo corso quali sono molti “democrats“.

Se Enrico Letta, nella riunione del prossimo 13 gennaio con i Grandi Elettori dem, davvero evocherà la possibilità di uscire dall’Aula fino a quando la candidatura di Berlusconi sarà in campo, si renderà di fatto protagonista di una dichiarazione di sfiducia ne…

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