Berlusconi al Quirinale? Perché Conte si conferma un “turista della democrazia”

Si può essere favorevoli o contrari alla candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale. E già questa, consentitemi, è una notizia non da poco, visto il tenore dei commenti sui social.

Sembra di essere tornati ad una decina di anni fa (anche qualcosa in più), quando al solo nominare il Cavaliere si scatenava l’animosità degli avversari e il fervore spirituale dei fedeli, rispetto a colui che per un quarto di secolo ci è stato descritto come “l’unto dal Signore“.

Ebbene, consapevole di attirarmi delle critiche, ma fedele al mio pensiero, provo a dire ciò che penso: Silvio Berlusconi ha tutto il diritto di presentare la propria candidatura. O meglio, di essere candidato al Quirinale dalla coalizione che ha fondato. Il motivo non lo troverete su pagina 5 de “Il Giornale” di ieri. Il discorso non è, insomma, “chi come lui?” ma è piuttosto “perché lui no?“.

Calma, calma, vi stoppo subito: non sto dicendo che Berlusconi sia un profilo adatto al ruolo meravigliosamente incarnato per 7 anni da Sergio Mattarella. E nemmeno sto asserendo il contrario. Non sto esprimendo un giudizio personale su Silvio Berlusconi. Mi limito a fare un’analisi politica e questa mi porta a dire che a Berlusconi non può essere negato il diritto di provare.

Perché?

Ad esempio perché Berlusconi è il politico che è rimasto in carica più a lungo nel ruolo di presidente del Consiglio nella storia d’Italia. E questo qualcosa dovrà pur contare. Di nuovo, vi fermo: non sto dicendo che abbia governato bene o male. L’Italia su questo argomento si è divisa per circa 25 anni, e lo farà a lungo anche quando Berlusconi non ci sarà più. Comunico solamente un dato: nessuno può negare ad un uomo col curriculum di Berlusconi l’ambizione di tentare di scalare il Colle.

Dite che non basta? Va bene, probabilmente avete ragione.

Ma se ci scandalizziamo per il fatto che Berlusconi voglia diventare presidente della Repubblica – perché a ragione o a torto non lo consideriamo adeguato al ruolo di capo dello Stato – allora con la stessa fermezza dobbiamo denunciare che Sergio Mattarella e Mario Draghi, non proprio gli ultimi arrivati, abbiano voluto che Forza Italia facesse parte dell’esecutivo di emergenza nazionale che oggi sta portando il Paese fuori dall’emergenza.

Voglio dire: non si può accettare di fare un governo con un “impresentabile“, non si possono mettere nell’esecutivo diversi suoi ministri, non si può guidare il Paese coi suoi voti, e poi indignarsi perché improvvisamente questi reclama il suo diritto a concorrere per il Quirinale.

Mi sono spiegato? Lo spero.

Ora, chi avesse avuto la pazienza di arrivare a leggere fino a questo punto, potrebbe obiettare: ma cosa c’entra quest’analisi politica quando il titolo del pezzo era su Giuseppe Conte? Ci arrivo subito.

Dopo il vertice a Villa Grande che ha reso Berlusconi candidato in pectore al Quirinale per il centrodestra, Conte ha twittato: “Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica è per noi un’opzione irricevibile e improponibile. Il centrodestra non blocchi l’Italia. Qui fuori c’è un Paese che soffre e attende risposte, non possiamo giocare sulle spalle di famiglie e imprese“.

Ecco, Conte può sostenere legittimamente che per il suo Movimento 5 Stelle l’opzione “Berlusconi presidente” sia irricevibile e improponibile. Certo, poi dovrebbe spiegare cos’è cambiato rispetto a quando, meno di due anni fa, da Palazzo Chigi lusingava il Cavaliere dicendogli: “Presidente, non c’è bisogno che lei mi ricordi quanto ha fatto. Le sue imprese sono scritte nei libri di storia“. Ma il punto, e scusate se mi dilungo, non è nemmeno questo.

Il problema si pone invece quando Conte sostiene che il centrodestra con la candidatura di Berlusconi sta bloccando l’Italia. Aggiungendo, non pago, che “qui fuori c’è un Paese che soffre e attende risposte, non possiamo giocare sulle spalle di famiglie e imprese“.

Vi ricorda qualcosa questo tipo di narrazione? A me sì. Ė la stessa propinata un anno fa, quando si sosteneva che Conte doveva restare a Palazzo Chigi perché “non si apre una crisi in pandemia“. Pochi giorni di consultazioni hanno affossato il Paese? I colloqui per fare Draghi premier hanno portato l’Italia nel baratro come allora si diceva sarebbe successo?

La storia, questa sconosciuta, ha dimostrato il contrario. E oggi ha ribadito che per due anni al governo abbiamo avuto un uomo completamente a corto di nozioni politiche, ignaro del diritto di una coalizione a sostenere legittimamente il proprio candidato al Quirinale. Un perfetto passante, direi. Anzi, sarà che il protagonista del giorno è Berlusconi, ma una descrizione migliore di questa proprio non mi viene: “Un turista, un turista della democrazia“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.