Quanto vale il 13% di Italia Viva alle suppletive

Il risultato ottenuto da Valerio Casini alle elezioni suppletive per il collegio di Roma 1 della Camera, premiato dal 12,93% dei votanti (che da qui in avanti arrotonderemo per eccesso al 13%), ha scatenato il dibattito. Da una parte Italia Viva, che la candidatura di Casini l’ha espressa, ha rimarcato la straordinarietà di questo risultato; dall’altra diverse voci, anche autorevoli, ne hanno ridimensionato la portata.

Dove sta la verità? Provo a dire la mia.

Partiamo dai numeri. Casini ha ottenuto 2.698 voti. L’affluenza è stata pari all’11,33% (hanno votato 21.010 persone su un totale di 185,394 aventi diritto).

Adesso facciamo subito una precisazione. Ė sbagliato, come qualcuno sta facendo da ieri, confrontare il risultato delle suppletive con le recenti Comunali.

Il 13% ottenuto da Casini non è sovrapponibile, per intenderci, al 32% ottenuto dalla Lista Calenda nelle stesse zone chiamate ieri a scegliere il successore di Roberto Gualtieri alla Camera.

Mi spiego. I motivi sono di carattere numerico e politico.

In primo luogo il risultato ottenuto dalla Lista Calenda era il frutto degli sforzi di ben 47 candidati all’assemblea campitolina. Non uno (Casini), ma 47.

Soprattutto, la Lista Calenda ha intercettato il voto dei tanti romani che lo scorso ottobre hanno voluto premiare la candidatura di Carlo Calenda, un leader nazionale che ha investito gran parte del proprio capitale politico su una partita locale. Ė innegabile che senza il leader di Azione quella stessa lista, composta dagli stessi candidati, avrebbe preso molto meno

Dunque il confronto non va fatto con le recenti Comunali, ma con le ultime elezioni suppletive.

Il risultato di Italia Viva e il confronto con le suppletive 2020

Le suppletive vinte da Roberto Gualtieri si sono tenute a Roma il 1° marzo del 2020. Otto giorni più tardi l’Italia sarebbe entrata in lockdown. Anche questo, almeno in parte, influì su un dato dell’affluenza molto basso, com’è fisiologico per le elezioni suppletive. In quell’occasione votò il 17,66% degli aventi diritto (+6,3% rispetto a ieri). E come andarono le cose? 

Il Pd è passato dal 62,24% del 2020 con Gualtieri al 59,43% di Cecilia D’Elia. 

Perde qualcosa il centrodestra, passato dal 26,08% del 2020 al 22,42% intercettato da Simonetta Matone.

E poi c’è Italia Viva. Nel 2020 il partito di Matteo Renzi appoggiava Gualtieri. Ieri, nel primo test elettorale in cui ha presentato il proprio simbolo, sfidando i due poli di centrodestra e centrosinistra, ha ottenuto il 13%.

Come si può “pesare” questo risultato, valso a Casini la terza posizione alle spalle di D’Elia e Matone? Un metodo intuitivo è quello di cercare la percentuale del terzo classificato alle suppletive del 2020.

Si tratta di Rossella Rendina, candidata del Movimento 5 Stelle, fermatasi al 4,36%

Casini e Italia Viva hanno ottenuto il triplo, in termini percentuali, dei consensi ottenuti dal terzo classificato nello stesso collegio meno di due anni fa.

Si tratta di un dato importante, che giustifica a mio avviso la soddisfazione dei renziani.

Ma Italia Viva vale il 13%?

Dobbiamo intenderci: i politici fanno i politici. Non fanno né i giornalisti, né gli analisti politici. Fanno i politici. Quando Matteo Renzi esulta su Twitter scrivendo: “Ci prendevano in giro sul 2%. Poi mettiamo il simbolo di Italia Viva a Roma1 e prendiamo il 13%. Italia Viva vale il 13%“, che cosa sta facendo? In gergo si chiama “spin“. Di fatto Renzi sta esaltando la propria base elettorale, presentando con la comunicazione più favorevole possibile un (ottimo) risultato per alimentare una narrativa favorevole ad Italia Viva. 

L’atteggiamento di Renzi è politicamente irreprensibile. Ed è lui stesso a spiegarne le ragioni. Dopo mesi di discorsi su IV che vale il 2%, il 13% ottenuto da Casini è una boccata d’ossigeno che ogni leader ha il dovere di capitalizzare

Questa è la realtà. Renzi è troppo preparato ed esperto

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