Letta, Conte e Speranza: la falsa compattezza nel vertice della “carta copiativa”

Quello che si è concluso pochi minuti fa a casa di Giuseppe Conte passerà alla storia come il vertice della “carta copiativa“. Così mi sento di battezzare l’esito del confronto in presenza avvenuto tra Enrico Letta, il presidente M5s e Roberto Speranza. Il motivo? Sono 3. Eccoli:

Uno.

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Due.

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E tre.

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I leader di Pd, M5s e Leu sottolineano con il cancelletto la parola “tutti“. Ė il loro modo per rimarcare che il prossimo presidente non dovrà essere un uomo o una donna “di parte”. La sensazione è che dopo questo vertice siano in crescita le quotazioni di Sergio Mattarella ma soprattutto di Mario Draghi.

E Renzi? E Calenda?

Da notare due elementi politici.

Il primo: anche mettendosi d’accordo, i tre cinguettii non sono perfettamente identici. Potremmo scomodare l’istituto del lapsus freudiano per evidenziare come l’ostentata compattezza del terzetto sia minata in realtà da un problema di fondo. Quale? Letta e Conte possono parlare soltanto a proprio nome, non per conto dei rispettivi gruppi parlamentari.

Secondo: all’incontro non hanno preso parte Matteo Renzi e Carlo Calenda. Certo, sarebbe stato curioso il contrario: immaginate di vedere i due fare capolino a casa di Giuseppe Conte. Ma attenzione: il vertice odierno è la messa nero su bianco del perimetro del centrosinistra, secondo il terzetto. E se i sopracitati riformisti prendessero alla lettera tale svolta smarcandosi definitivamente dal “campo largo” di lettiana memoria?

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