Quirinale, il bollettino da Arcore: l’altalena di Silvio e il peso del “fattore C”

Se nelle ultime 24 ore sono uscite sui giornali ricostruzioni divergenti sugli umori di Silvio Berlusconi non è colpa di nessuno. Il punto è che nessuno ha mentito. Non Vittorio Sgarbi, che con la solita tendenza a voler essere protagonista anche quando prudenza suggerirebbe il contrario, ha descritto un “Silvio triste“, impegnato nel cercare una “via d’uscita onorevole” rispetto al vicolo cieco in cui è andato a cacciarsi. E non le voci, di segno opposto, provenienti in serata da Arcore, quelle che riferivano di un Berlusconi combattuto sì, ma pure combattivo, al punto da pronunciare la seguente frase: “Non deluderò chi mi ha dato fiducia“.

Tutto vero, tutto certificato. Perché l’uomo abita sulle montagne russe da una vita. Carnefice e allo stesso tempo vittima di un’altalena di sentimenti difficilmente governabili (soprattutto per chi gli sta accanto). Alterna momenti di totale sconforto ad altri di esaltazione purissima.

Non sono stati pochi, in passato, i momenti in cui è arrivato veramente ad un passo dal mollare tutto. Dire addio alla politica, tornare al primo amore imprenditoriale, dedicarsi (fino a quando lo possedeva) al suo caro vecchio Milan. Una sera comunicava alla famiglia e agli amici di una vita l’irrevocabile decisione di lasciarsi alle spalle l’amarezza e le persecuzioni di cui si ritiene vittima. La mattina dopo gli stessi interlocutori lo trovavano al lavoro, pronto a riannodare i fili del discorso per prendersi la rivincita sugli astanti, deciso ad affermare ancora una volta il suo essere diverso.

Se solo potessero parlare, le stanze di Arcore riferirebbero di infinite volte in cui Silvio Berlusconi ha trovato stimoli nello scetticismo dei suoi detrattori. Più l’impresa si faceva complicata, più veniva dato perdente, e più Berlusconi si incaponiva per smentire tutti. Ad 85 anni suonati tutto questo non è cambiato. Il Cavaliere sta affr…

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