“Mi dovete votare”: il pressing di Casellati, convinta di farcela

Erano ormai un paio di giorni che Maria Elisabetta Alberti Casellati mandava segnali inequivocabili ai suoi interlocutori nella coalizione.

Chiusa nell’ufficio al quarto piano, tra una seduta parlamentare e l’altra, la presidente del Senato si produceva in un’infinita serie di telefonate ai leader del centrodestra. Per informarsi sullo stato delle trattative, per accertarsi che tutti gli altri nomi messi in circolazione in queste ore fossero soltanto diversivi, depistaggi in piena regola per arrivare in ultimo a giocare quello vero: il suo.

Mi dovete votare“: è questo il messaggio ultimativo che ha inviato a (quasi) tutti i capi partito chiamati ad intestarsi la sua elezione al Quirinale. Una comunicazione di servizio se non un imperativo, quasi che Casellati parlasse idealmente col suo tono perentorio dal banco della presidenza del Senato, e gli altri, diversi metri più in basso, non potessero far altro che prendere atto che la decisione è presa, ed eseguire.

Di che natura sia poi tutta questa volontà di correre, se il frutto di un’ambizione un po’ sfrenata e fuori l…

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