“Ministro Di Maio”: la frecciata di Di Battista. Sparito “Luigi”: lui sta con Conte

Nessuno ormai si nasconde più nel Movimento 5 Stelle. La partita del Quirinale ha fatto venire a galla tensioni latenti da lungo tempo. E così, con la fine della dissimulazione fra le due fazioni preminenti – una fedele a Luigi Di Maio, l’altra a Giuseppe Conte – anche chi fino ad oggi ha cercato di rinviare il più possibile la propria scelta di campo, a breve sarà costretto a prendere posizione, nell’impossibilità di tenere un piede in due scarpe.

Chi ha precorso i tempi è stato Alessandro Di Battista.

Sulla propria pagina Facebook si definisce “scrittore”, ma è sempre più netto il sentore che l’esperienza nella politica attiva da parte dell’ex deputato romano sia soltanto da ritenersi sospesa, non definitivamente archiviata.

Un segnale della voglia di rimettersi a sgomitare è arrivato poche ore fa, quando Di Battista ha analizzato la rielezione di Mattarella interpretandola con le lenti del Movimento 5 Stelle. Un bilancio amaro, quello di “Dibba”, secondo cui quei cittadini che a partire dal 2009 credettero nel M5s e nella sua dirompente capacità di cambiamento “si ritrovano un democristiano (non è un insulto è una constatazione) Presidente della Repubblica per la seconda volta“. Si cela tra le righe, però, il vero punto politico della questione. E per coglierlo bisogna avere studiato il personaggio nel dettaglio, prestato attenzione al suo registro comunicativo.

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