Di Maio, la “guerra lampo” e la corte dei centristi. E Conte prepara il processo online

Luigi Di Maio ha fatto sfoggio dei muscoli. Sapientemente allenati nei palazzi della politica, nell’habitat che ormai sente suo più di ogni altro, il ministro degli Esteri ha risposto con disarmante disinvoltura al fuoco di fila contiano, giocando a carte scoperte. Prima l’incontro con Elisabetta Belloni, candidata sacrificata sull’atare quirinalizio in nome della guerra interna al Movimento 5 Stelle. Poi quelli con Virginia Raggi e Chiara Appendino, arieti di sfondamento con cui Di Maio è certo di poter stringere d’assedio Giuseppe Conte.

Saranno pure termini violenti, tipici di un glossario di guerra, ma è proprio questo il clima che si respira in un Movimento squassato dalla partita del Quirinale, e in cui a poco servono e serviranno i tentativi di mediazione di cui si è fatto interprete il potente capogruppo alla Camera, Davide Crippa.

Né qualcuno sinceramente crede che i messaggi più o meno criptici pubblicati da Beppe Grillo sul suo blog, ultimo quello in cui invita gli astanti a mettere da parte le voci di “vanità personale” che “si (e ci) dissolvono nel nulla“, possano realmente ricomporre una frattura fra le parti. Tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è scoppiata la battaglia. E non sarà un messaggio recapitato dall’Elevato a distogliere le due fazioni dal combattersi, proprio ora che hanno trovato il coraggio per dichiararsi nemiche.

Conte e l’idea di un processo online: Di Maio alla gogna degli iscritti

Nelle intenzioni di Luigi Di Maio il conflitto con l’avvocato non dovrà essere trascinato per le lunghe. L’obiettivo è quello di riprendersi il Movimento nel giro di pochi mesi, attraverso una “guerra-lampo“. Magari già in primavera, quando Conte – è la scommessa dei dimaiani di più stretta osservanza – andrà a schiantarsi contro la propria inconsistenza alle prossime elezioni amministrative. Eppure è chiaro a tutti che non sarà una passeggiata. In primis perché l’avvocato continua a godere di ottima popolarità nel mondo pentastellato.

Il presidente M5s è consapevole che il consenso personale rappresenti l’arma più importante nella guerra di difesa della propria leadership. E non è un caso che nelle scorse ore abbia fatto recapitare a Luigi Di Maio di essere pronto ad utilizzarla, come deterrente. È accaduto quando ha detto che “Di Maio dovrà rendere conto di diverse condotte, molto gravi. Ai nostri iscritti e alla nostra comunità“. L’avvocato ha così avvisato il suo ex ministro che non esclude di metterlo alla gogna, di renderlo “imputato” in un processo online senza esclusione di colpi che è certo di portare a casa.

Di Maio, il pressing dei centristi e l’ipotesi scissione

In questo momento la via maestra per Luigi Di Maio è quella che porta alla (ri)conquista del Movimento. Eppure il titolare della Farnesina è consapevole che la sua ascesa istituzionale si è tradotta in una perdita di appeal nella base M5s. Ecco perché potrebbe accettare di giocare la partita non più da centravanti, ma da regista, in particolare ispirando il ritorno in auge di Virginia Raggi, l’ex sindaca di Roma “panchinata” dal nuovo corso Contiano, mai entrata in sintonia con l’avvocato, ma sempre amatissima dalla fan-base pentastellata.

Poco male per Di Maio, che non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo nuovo standing istituzionale, ai contatti Oltreoceano (forte l’amicizia stretta col segretario di Stato Usa, Anthony Blinken) per tornare ad occuparsi di beghe di partito, di scontri condo…

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