“Votazione da ripetere”: il ricorso che può far saltare Conte leader M5s

La notizia del ricorso non è di oggi. Ma un po’ come accade quando le vacanze iniziano e la data di rientro al lavoro appare talmente lontana che è inutile pensarvi, così adesso che i giudici del Tribunale di Napoli stanno realmente esaminando il reclamo presentato da un folto gruppo di grillini partenopei si scopre che il tempo vola. E soprattutto che la leadership di Giuseppe Conte e il suo tanto decantato “nuovo corso” M5s potrebbero saltare nello spazio di un paio di settimane.

L’antefatto: il dispetto di Casaleggio

Per capire questa storia bisogna risalire alle sue origini. Estate 2021. Dopo mesi di trattative, avvocati, accuse, interventi del Garante della privacy, M5s e associazione Rousseau giungono ad una faticosa intesa: il “partito” si impegna ad onorare i debiti nei confronti dell’associazione di Davide Casaleggio, mentre questi formalizza la consegna dei dati degli iscritti al Movimento. Le ruggini, però, sono tali da non ammettere altre concessioni. E quando a fine luglio dal M5s si chiede tramite mail che il nominativo di Giuseppe Conte venga inserito fra quello degli iscritti, dall’Associazione Rousseau fanno spallucce, con una punta di veleno: “Non gestiamo più le liste“.

Il ricorso che può far saltare Conte

E proprio da questa risposta, di fatto, origina il ricorso presentato dagli attivisti napoletani, pentastellati della primissima ora, che sostengono l’illegittimità della nomina di Conte e contestano di conseguenza la validità del nuovo Statuto promosso da presidente.

I ricorrenti si appellano affermando almeno “sette articolati di illegittimità“. Tra i più succosi vi è appunto quello secondo cui Conte non può essere leader di un partito di cui non è parte. Ma non è finita. Gli attivisti hanno infatti impugnato anche il mancato raggiungimento del quorum della “metà degli iscritti” per l’approvazione del nuovo statuto – avendo l’allora reggente Vito Crimi ritenuto bastevole la partecipazione alla votazione della “metà degli aventi diritto” -escludendo così dal computo gli utenti “inattivi” e quelli iscritti da meno di 6 mesi.

Tra gli altri elementi portati all’attenzione del giudice, spiega Lorenzo Borrè – l’avvocato che fino ad oggi ha vinto tutte le cause più importanti nei ricorsi dei grillini contro il M5S centrale – anche il mancato rispetto delle “indicazioni date dagli Stati generali, che certo non andavano nella direzione di una nomina del nuovo capo con una votazione a numero chiuso o, peggio, con candidato unico“. In nuce: “In base a quale concezione della democrazia si è stabilita la designazione di Conte come unico papabile?“.

Cosa succederebbe se il ricorso venisse accolto?

La decisione del Tribunale di Napoli rispetto al ricorso presentato dagli attivisti M5s dovrebbe arrivare, si dice, nel giro di un paio di settimane. Qualora l’inibitoria venisse accolta nel Movimento 5 Stelle sarebbe rimesso tutto in discussione, alimentando ancora di più la faida in corso tra il leader ufficiale, Giuseppe Conte, e quello ombra, Luigi Di Maio.

Sì, perché è vero che l’istanza di sospensione cautelare provocherebbe un congelamento dei rispettivi poteri di “impeachment” previsti dallo Statuto in capo sia a Conte che a Di Maio – rendendoli precari fino al pronunciamento “nel merito” della causa che ne deriverebbe – e con entrambe le parti sempre e comunque “esposte” ad eventuali nuovi ricorsi. Ma d’altra parte, secondo l’avvocato Lorenzo Borré, la prima conseguenza dell’accoglimento del ricorso sarebbe la ripetizione della votazione per la leadership del Movimento.

E a quel punto nessuno può escludere che Conte, per una volta, si ritrovi a competere con uno sfidante in carne ed ossa…

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