Quanto vale il Centro? Sondaggi, voti “nascosti”, numeri insospettabili: l’analisi

Chi vuole bucare le ruote del nascente Grande Centro chiama in causa la storia. “Li abbiamo visti già all’opera i ‘centrini’“, dicono gli scettici, “a malapena raggiungono il 3 o 4%, prima di essere inglobati da uno dei due poli cui si dicono alternativi“. Altri invece preferiscono associare la figura del centro a quella della “grande ammucchiata“, quasi a suggerire che a destra e a sinistra, invece, tutto sia coerente e ispirato da alti ideali.

Sarà, ma alla fine, quando si parla di federazioni e alleanze, quando i leader si riuniscono con i propri team per discutere il da farsi, sono i sondaggi (e i sondaggisti) ad avere spesso l’ultima parola. Perché la forza dei numeri, questi bistrattati, in politica non può essere (mai) ignorata.

E allora, eccola la domanda delle domande, posta a chi coi numeri ci lavora. Quanto vale il Centro? 

Lo snodo legge elettorale

Chiariamolo subito: sono numeri incredibilmente alti quelli che emergono dalle analisi degli esperti in queste ore. Ma c’è un grosso “ma“, anzi due: quello della leadership e quello della legge elettorale. Partiamo dal secondo punto (il primo sarà il gran finale).

Con il Rosatellum, il sistema “misto” attualmente in vigore, i centristi riuscirebbero a “qualificarsi” per il prossimo Parlamento grazie alla quota di seggi (il 60%) assegnata dal proporzionale ma non toccherebbero palla nei collegi uninominali. Il risultato sarebbe secondo Antonio Noto, direttore della Noto sondaggi, quello di conquistare uno spazio “del tutto marginale“, con “massimo 24 deputati“. Ecco perché i leader che cercano spazio al centro, in questa fase, devono lavorare di fino, lasciare da parte la sciabola e colpire di fioretto, insinuarsi all’interno delle altrui contraddizioni, lavorare (eh sì) per rompere le coalizioni, così da convincere anche i partiti “big” a lavorare per una “royal rumble” della politica italiana, un tutti contro tutti (al voto) che si traduca in un “tutti più o meno con tutti” (dopo).

Altro che centrini: potenziale per un Grande centro

Secondo Fabrizio Masia, amministratore delegato di Emg Different, a dirsi “di centro” è il 15% degli italiani. Né di qua, né di là: in mezzo. Si tratta di una percentuale non marginale, considerato che destra e sinistra valgono entrambe il 30%, mentre il restante 25% non è classificabile o non si esprime (ed è l’ago della bilancia di ogni elezione generale in Italia). Attenzione però: questo non vuol dire che qualunque partito centrista partirebbe dal 15% dei voti. Quella è la platea di riferimento. È come se quel 15% dicesse: “A noi la pizza piace e l’idea che apra una pizzeria in zona non ci dispiace“. Poi però bisogna vedere il locale, se si trova parcheggio, i prezzi, il sapore della pizza…

Dove pescherebbe il Centro?

Per Enzo Risso, direttore scientifico dell’Ipsos, i centristi avrebbero diversi bacini in cui pescare. Può destar…

Un commento su “Quanto vale il Centro? Sondaggi, voti “nascosti”, numeri insospettabili: l’analisi

  1. Non ci credo che Draghi venga lasciato fuori dai giochi nel 2023. Chi propone Draghi come premier vince, anche se non è un capo partito tradizionale. Lo fece anche Prodi, con scarso successo perchè includeva anche le estreme a sinistra e, purtroppo per lui, non è Draghi.

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