Perché quello della Procura di Firenze contro Renzi è un processo politico

La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per Matteo Renzi e per altri 10 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open. Questa è la notizia del giorno, probabilmente non solo di questo. La storia è nota: il procuratore Giuseppe Creazzo, il procuratore aggiunto Luca Turco e il pubblico ministero Antonino Nastasi, sostengono che una parte dei soldi gestiti dalla fondazione Open sia stata impiegata per “sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana“, all’epoca dei fatti contestati ancora facente parte del Partito Democratico.

Secondo la Procura, quei soldi sono incompatibili con le attività di una fondazione politica, al punto da ipotizzare il reato di finanziamento illecito ai partiti. E qui casca l’asino.

A detta dei magistrati, quei denari vennero impiegati per organizzare eventi, partnership e altre iniziative con cui Renzi, secondo la tesi della procura, consolidò la sua leadership all’interno del Partito Democratico. Potrebbe sembrare un ragionamento perfino logico, ma non lo è: chi decide cosa è o non è un partito in Italia?

La Cassazione, che di credibilità ne ha un tantino – giusto un po’ – in più della Procura di Firenze, ha già respinto con una sentenza del settembre 2020 la tesi secondo cui la Fondazione Open sarebbe stata – come sostenuto dai magistrati – un’articolazione del partito renziano. Gli ermellini hanno infatti spiegato che per descrivere una fondazione come diretta espressione di un partito “non è sufficiente una mera coincidenza di finalità politiche, ma occorre anche una concreta simbiosi operativa, tale per cui la struttura esterna possa dirsi sostanzialmente inserita nell’azione del partito o di suoi esponenti, in modo che finanziamenti ad essa destinati abbiano per ciò stesso una univoca destinazione al servizio del partito“.

Ora, intendiamoci: chi scrive non sa dire cosa sia sfuggito di questo passaggio della Cassazione ai magistrati fiorentini; né sa quanto ci sia di vero nelle accuse rivolte agli altri indagati, tra cui figurano anche i deputati Maria Elena Boschi e Luca Lotti, oltre ad altri esponenti del cosiddetto “giglio magico” renziano. Sarà eventualmente un giudice ad esprimersi su tutti i reati contestati. Funziona così per chi è garantista sempre. Non a giorni alterni, a seconda dell’indagato.

Un blog indipendente come il mio, però, non può fare a meno di prendere una posizione su una vicenda così importante per la politica italiana. E non, come qualcuno potrebbe maliziosamente – ed erroneamente – ipotizzare, perché vi sia una vicinanza fra questo autore, Italia Viva e il suo leader. Lo ribadisco perché sia chiaro: questo autore non ha né padrini né padroni. Penso però che chi è libero, oggi più che mai, non debba tacere.

La vicenda è invece ben più seria. E investe tutti, ma proprio tutti. Non si contano più gli sconfinamenti di cui la magistratura si è resa protagonista in questi ultimi anni. Colpa della politica, certo, del suo arretramento, ma pure di una tendenza sempre più diffusa che vede tanti magistrati (per fortuna non tutti) muoversi in maniera spregiudicata, forti di una sostanziale impunità che li rende liberi di colpire l’avversario politico di turno.

Avete organizzato dei gruppi d’ascolto per il Festival di Sanremo? Secondo l’interpretazione della Procura di Firenze potreste aver posto gli albori per fondare un partito. Avete fatto l’asta di riparazione al Fantacalcio? Attenzione: coi soldi messi in palio per Vlahovic non è da escludere che un magistrato vi invii una notifica di apertura indagini per finanziamento illecito.

Questa è la situazione: una Procura, in maniera del tutto arbitraria, mette oggi in discussione l’istituto della separazione de…

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