Crisi Ucraina: alpini e bersaglieri pronti a partire, “l’Italia farà la sua parte”

Nessuno può illudersi che una guerra nel cuore dell’Europa non abbia conseguenze anche sull’Italia. Tutti ci vogliono bene, a tutti vogliamo bene, ma pure per noi si avvicina il momento delle scelte.

Roma ha con Mosca un rapporto di reciproca simpatia, fino all’ultimo sta lavorando per scongiurare un conflitto tra Russia e Ucraina che avrebbe pesanti ripercussioni economiche per le proprie casse, ma qualora le parole dovessero fare posto alle armi, non avrebbe dubbi sul da farsi, schierandosi al fianco degli Alleati NATO.

Ciò significa che l’Italia garantirà una presenza militare: 1000 soldati o giù di lì. Non in prima linea, dove nemmeno gli americani si azzarderanno a mettere piede, ma dove serve. Precisamente sul fronte Sud-Est dell’Europa, per esercitare una deterrenza nei confronti della minaccia russa. La destinazione dev’essere ancora individuata con precisione, ma quelle più probabili sembrano essere Ungheria – nonostante il governo Orbán abbia delle perplessità al riguardo – o in Bulgaria, che insieme a Slovacchia e Romania rappresentano il fianco in cui la NATO intende rafforzare la propria presenza sul modello di quanto fatto nei Paesi Baltici.

Quali militari partiranno

La presenza militare italiana, che dovrebbe rafforzare i battle group alleati, sarà riconducibile alla fanteria e ai reparti meccanizzati del nostro esercito. Si tratta di soldati esperti, rodati sul campo di battaglia, impegnati fino allo scorso agosto in Afghanistan. Dalla Difesa si sta poi pensando di attingere dal bacino di militari attualmente impegnati nella missione in Kosovo. Alpini e bersaglieri, perlopiù, chiamati a svolgere soprattutto attività di addestramento ed esercitazioni congiunte.

Per ufficializzare la decisione, a meno di un’accelerazione che renda urgente lo stanziamento dei soldati italiani, bisognerà attendere mercoledì o giovedì, quando avrà luogo a Bruxelles la riunione ministeriale NATO, e l’Italia sarà rappresentata dal

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