Giustizia, cannabis, eutanasia: guida ai referendum su cui oggi decide la Corte Costituzionale

Per la politica italiana quella di oggi è una giornata importante. La Corte Costituzionale è infatti chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità di otto referendum. Sei riguardano la giustizia, uno la depenalizzazione della coltivazione della cannabis, un altro l’eutanasia. Qualora i 15 giudici della Corte Costituzionale li ritenessero ammissibili, il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, indirà con un decreto la consultazione popolare, fissandone la data tra il 15 aprile e il 15 giugno, con ogni probabilità associandola alla tornata di amministrative prevista in primavera.

Cosa deve decidere la Corte

La Corte Costituzionale è chiamata a stabilire se le questioni al centro dei referendum non rientrano in una delle quattro categorie di leggi (tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali) che, secondo quando stabilito dall’articolo 75 della Costituzione, non possono essere soggette a referendum. In più scandaglieranno i quesiti valutando la presenza di altri criteri di inammissibilità.

L’indizio di Giuliano Amato

Nei giorni scorsi il nuovo presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, è sembrato lanciare un indizio sulla predisposizione dell’organismo da lui presieduto nei confronti dei quesiti. Amato ha infatti dichiarato che “davanti ai quesiti referendari ci si può porre in due modi: o cercare qualunque pelo nell’uovo per buttarli nel cestino oppure cercare di vedere se ci sono ragionevoli argomenti per dichiarare ammissibili referendum che pure hanno qualche difetto. Noi dobbiamo lavorare al massimo in questa seconda direzione, perché il nostro punto di partenza è consentire, il più possibile, il voto popolare“.

Gli otto quesiti referendari

Il referendum sulla cannabis

Il referendum sulla cannabis legale nasce con l’intento di togliere dal circuito penale chi la coltiva per uso personale. Il comitato promotore ha raccolto oltre 600mila firme, 500mila delle quali sono arrivate in una sola settimana grazie al voto elettronico, reso possibile da un emendamento di Riccardo Magi, presidente di +Europa. Nello specifico il quesito chiede di intervenire sul Testo Unico della legge sulle droghe, sia per quel che concerne la rilevanza penale, sia sul fronte delle sanzioni amministrative di una serie di condotte in materia di droghe. La proposta fondamentale, come detto, è quella di depenalizzare la coltivazione della cannabis e di eliminare il carcere per qualsiasi condotta illecita ad essa relativa, con eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito. Sul piano amministrativo invece il quesito propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori, oggi prevista per tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa.

Il comitato promotore del quesito sulla cannabis è formato da: l’Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone e dai partiti +Europa, Possibile, Radicali italiani, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista.

I 6 quesiti sulla giustizia

Sono 6 i quesiti referendari sulla giustizia: e sono anche quelli che, se ammessi, potrebbero avere le ripercussioni politiche più forti. Tra firme fisiche ed elettroniche la somma di adesioni ha superato quota 4 milioni e 200mila firme.

  1. Il primo quesito verte sull’elezione dei consiglieri togati del Csm, chiedendo di abrogare l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto, di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. Si tratta di un modo per limitare il peso delle correnti all’interno della magistratura.
  2. Il secondo quesito riguarda la responsabilità civile dei magistrati. I sostenitori del referendum chiedono “la possibilità di chiamare direttamente in causa il magistrato che ha procurato illecitamente il danno. (…) Chi sbaglia paga“.
  3. Il terzo quesito chiede di esprimersi sulle “valutazioni sulla professionalità dei magistrati“. In particolare si propone che venga riconosciuto anche ai membri “laici“, cioè avvocati e professori, dei vari Consigli giudiziari territoriali, di partecipare attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati.
  4. Il quarto quesito è incentrato sulla separazione delle carriere tra giudici e pm. I firmatari chiedono che il magistrato scelga all’inizio della propria carriera se svolgere la funzione di giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Questo, scrivono, perché la contiguità tra i due ruoli “contraddice l’idea che l’attività della parte che accusa (PM) debba restare distinta da quella di chi giudica“.
  5. Il quinto quesito riguarda la carcerazione preventiva. I sostenitori del refer…

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