Perché il referendum in Bielorussia di oggi preoccupa l’Occidente

Avrà luogo oggi, domenica 27 febbraio, il referendum in Bielorussia che potrebbe consentire a Minsk di modificare la sua Costituzione e ospitare così armi nucleari russe sul proprio suolo. Il mondo intero guarda al voto odierno con poche speranze e grande allarme: è infatti concreto il rischio che la Bielorussia stia per diventare l’avamposto nucleare della Russia di Vladimir Putin.

In caso di vittoria del referendum – scenario che appare scontato visto il controllo totale delle operazioni di voto da parte del regime – verrà eliminato dalla Costituzione lo status di “neutralità nucleare” del Paese, in vigore fin dall’indipendenza della Bielorussia dall’Unione Sovietica nel 1991. Il successo del referendum rafforzerebbe anche i poteri dell’Assemblea popolare bielorussa, un organo sotto il controllo del dittatore Aleksandr Lukashenko. L’assemblea avrà il potere di rimuovere il presidente: peccato però che secondo le nuove regole Lukashenko possa rivestire sia il ruolo di leader nazionale sia quello di presidente dell’Assemblea.

Le possibili conseguenze della modifica alla Costituzione? Venerdì, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha dichiarato che le mosse di Minsk comporteranno probabilmente “l’adattamento della posizione di difesa della NATO” a est. In realtà la postura della Bielorussia nella crisi ucraina rende già evidente l’utilizzo di Minsk come piattaforma russa. Prova ne sia il missile da crociera intercettato proprio questa mattina dalla forze ucraine e partito dalla Bielorussia.

La messa nero su bianco di tale svolta, però, rappresenterà fin da subito una sfida alla sicurezza dei Paesi NATO più vicini alla Bielorussia, come Polonia, Lettonia e Lituania.

Minsk è la grande protagonista della giornata di oggi non solo per via del referendum. Il Cremlino ha infatti comunicato che la sua delegazione è arrivata in Bielorussia per avere colloqui con le controparti ucraine. Secco il diniego di Zelensky: “Varsavia, Bratislava, Istanbul e Baku sono state offerte alla Russia. Qualsiasi altra città va bene per noi, purché non ci siano missili che partono da questo Paese“.

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