Ecco cosa pensa Berlusconi della guerra in Ucraina e di Putin: l’indizio dal “contatto russo”…

Cosa pensa Silvio Berlusconi della guerra in Ucraina? Il Cavaliere fino ad oggi ha evitato di esternare la sua opinione pubblicamente, per ovvie ragioni di opportunità. 

Premessa d’obbligo, prima di andare al sodo: nessuno ha mai dubitato del collocamento atlantico dell’ex premier, incluso Vladimir Putin. Amicizia a parte, intesa umana esclusa, ad ogni decisivo tornante della storia, il Berlusconi presidente del Consiglio ha fatto in geopolitica ciò che avrebbe dovuto fare un qualunque leader italiano: porre Roma al traino di Washington (Gheddafi ne sa qualcosa).

Eppure è impossibile, in questi giorni, non (ri)pensare al rapporto tra il Cavaliere e lo Zar, alle battute di caccia in Dacia, alle spettacolari eruzioni del vulcano artificiale nella villa berlusconia in Sardegna. A loro due, insomma, insieme: Berlusconi e Putin, Putin e Berlusconi.

La telefonata a Draghi

A colloquio con Mario Draghi, Berlusconi ha messo un paio di giorni fa a disposizione il suo rapporto personale con Putin per svolgere un’opera di mediazione.

Sentiti ringraziamenti da Palazzo Chigi, a risentirci presto, davvero Silvio. Eppure chiarezza sul fatto che in queste ore Mosca non è interessata a sentire alcunché, se non il fragore delle (sue) bombe. Dunque cosa resta, di questo silenzio, del passato da amici, delle telefonate d’auguri ad ogni compleanno dell’altro, e del futuro che incombe, della giungla della storia che ritorna?

Un indizio chiarissimo in tal senso è arrivato dal “contatto russo” di Silvio Berlusconi…

L’uomo di Berlusconi per la Russia

Oggi è vice presidente vicario dei deputati di Forza Italia, ma Valentino Valentini è da sempre l’uomo di Berlusconi per la Russia. Consigliere, interprete, compagno di tanti incontri con Vladimir Putin.

Ecco, appunto, non è un caso che in Aula, oggi, sia stato lui, proprio lui fra tanti, a rivendicare che sì, “abbiamo lavorato per tenere la Russia nell’Occidente all’interno di una nuova architettura di sicurezza dall’Atlantico agli Urali“, ma “l’amicizia non è una categoria della politica. Ancor meno della politica estera dove in gioco ci sono gli interessi di interi Paesi“.

La miglior traduzione di questa frase sarebbe venuta (ancora una volta) di Gheddafi. Ma il libico per comprenderla vi ha rimesso la pelle, dunque ci prova il vostro blogger, a chiarire il messaggio.

Berlusconi non rinnega sé stesso, né ha cambiato idea: è co…

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