FLASH! Usa: “Russi non avanzano, morale in calo: c’è chi si arrende”

Quali sono le conseguenze di una guerra che si prolunga, presentandosi più difficile di quella che era stata paventata all’esercito? Semplice: il malumore inizia a serpeggiare tra i soldati, il morale cala, e c’è chi si domanda se valga la pena morire per una causa folle.

Segnali in questo senso arrivano dal campo di battaglia, dall’Ucraina che resiste strenuamente e che porta inevitabilmente l’esercito russo a porsi qualche domanda. A tal proposito, le ultime indicazioni che arrivano dal Pentagono sono allarmanti per il Cremlino.

Una percentuale significativa dei 150.000 soldati russi mobilitati per l’invasione, fanno sapere gli USA, sono giovanotti alle prime armi (letteralmente), arruolati da poco, probabilmente senza un addestramento completo e ignari che dalle esercitazioni sarebbero passati direttamente a guerreggiare col nemico. Ciò si traduce in caos, indisciplina, fattori che durante uno scontro che decide della vita o della morte di un’unità militare fanno la differenza.

Nelle ultime 24 ore, secondo quanto dichiarato dai funzionari della Difesa, il convoglio militare di oltre 60 km avvistato alle porte di Kiev non ha fatto progressi. I russi scontano problemi di natura logistica (manca il carburante), ma a quanto pare anche le provviste scarseggiano.

Pentagono: “Unità russe si arrendono senza combattere”

Immaginate come possa sentirsi un giovane soldato russo a cui era stato detto che sarebbe stato accolto dai cittadini ucraini con i mazzi di fiori. Adesso si trova sotto la neve di Kiev, ha visto con ogni probabilità morire suoi compagni di viaggio, ha fame, non sa (veramente) come sta procedendo l’intera campagna. Ecco, avete tutti gli ingredienti per non sorprendervi alla notizia del fatto che alcune unità militari russe si siano arrese senza combattere.

Attenzione, ciò non significa che la Russia non sia ancora nelle condizioni di “vincere” la guerra. Gli Stati Uniti continuano a vedere “pesanti combattimenti dentro e intorno a Kharkiv” e l’area “rimane pesantemente contesa” così come Kherson, mentre a Mariupol i russi “sono abbastanza vicini ora da poter attaccare“.

Eppure sono segnali: Putin deve accelerare, per non vedere il terreno franare sotto i suoi piedi.

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