No-fly zone: cos’è, perché l’Ucraina la chiede alla NATO e perché sarebbe 3^ Guerra Mondiale

No-fly zone: è questa la richiesta che da giorni il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, rivolge ai leader dei Paesi NATO in tutti i suoi colloqui. Un divieto di sorvolo sui cieli dell’Ucraina, che gli Alleati dovrebbero stabilire pattugliando “fisicamente” lo spazio aereo di Kiev.

Perché l’Ucraina chiede alla NATO la no-fly zone

La richiesta di Kiev ha un senso: solo un’organizzazione militare di proporzioni gigantesche come la NATO è in grado infatti, sulla carta, di garantire la sicurezza dell’Ucraina in una fase in cui la Russia sembra aver modificato tattica, affiancando all’invasione di terra pesanti bombardamenti dall’alto sulle città. Ma allora perché non accontentare le richieste di Zelensky? Perché limitarsi a fornire armamenti quando gli ucraini non chiedono altro che una “ronda” nei cieli?

No-fly zone: i precedenti

Per essere chiari: la no-fly zone è da considerarsi il precipizio che farebbe sprofondare il globo in un conflitto di tipo “nucleare e devastante“, per citare le parole usate ieri dal ministro degli esteri russo Lavrov. Non è un caso, infatti, che questa misura sia stata applicata a livello internazionale soltanto pochissime volte in anni recenti: in Iraq, poco dopo la fine della prima guerra del Golfo, a fare da sfondo ai duelli aerei tra i caccia Usa e quelli fedeli a Saddam; durante la guerra di Bosnia, tra il 1993 e il 1995; e infine in Libia, nel 2011, quando gli Alleati si intestarono i bombardamenti che portarono alla caduta di Gheddafi.

Perché la no-fly zone porterebbe alla Terza Guerra Mondiale

Anche qualora la NATO dichiarasse l’Ucraina zona di interdizione al volo, la Russia proseguirebbe le proprie sortite. Con una differenza sostanziale rispetto ad oggi: oltre all’aviazione ucraina, si troverebbe di fronte i velivoli di Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia.

Non solo: per garantire l’attività di pattuglia, gli Alleati dovrebbero minare la capacità antiaerea della Russia. Ciò significherebbe colpire basi terrestri, veicoli, in una frase: entrare in un vero e proprio conflitto. Lo ha ammesso anche il segretario della Difesa britannico, Ben Wallace, spiegando che “imporre una no-fly zone equivarrebbe a dichiarare guerra alla Russia“.

È per queste ragioni che, almeno fino ad ora (ed è altamente probabile anche in futuro), tutti i leader occidentali hanno non solo respinto la richiesta di Zelensky, ma anche ribadito pubblicamente di non essere intenzionati a mettere piede in Ucraina. Il messaggio, in q…

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