Com’è andato l’incontro fra Lavrov e Kuleba ad Antalya

Come’è andato l’incontro fra i ministri degli Esteri russo e ucraino ad Antalya? Questa la domanda che circolava insistemente nelle cancellerie internazionali in un 10 marzo atteso come fosse il giorno di Natale, quello in cui tutto può succedere, anche un miracolo che ponga fine alla guerra. Eppure il ministro degli esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, poco prima di incontrare il suo omologo Lavrov, aveva ammesso ad una tv spagnola che le sue speranze su un buon esito del colloquio erano “basse“. Frasi, le sue, che davano il senso della disillusione ucraina, che comunicavano la consapevolezza che Vladimir Putin difficilmente si sarebbe fermato prima di aver raggiunto tutti i suoi obiettivi: incluso un regime change in Ucraina.

A vertice ancora in corso, però, era stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ad aprire uno spiraglio, a comunicare cioè che in Turchia sarebbe stata affrontata anche la richiesta ucraina di un incontro fra i due presidenti, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Un faccia a faccia, i due leader seduti allo stesso tavolo: lungo o corto poco importa.

Le due conferenze stampa

Il primo a presentarsi al Belek Regnum Carya Hotel è stato Dmytro Kuleba. La sua faccia era tutta un programma. Torniamo alla domanda di cui sopra: com’è andato il vertice di Antalya? Male.

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Kuleba ha spiegato che la narrativa di Lavrov sull’Ucraina è “difficile“: “Io ho fatto del mio meglio per trovare quanto meno una soluzione diplomatica alla tragedia umanitaria che sta avvenendo sul campo di battaglia“. Neanche questo risultato, però, è stato ottenuto. Kuleba ha lasciato intendere che Lavrov è arrivato ad Antalya senza potere decisionale, comanda Putin:

La situazione più tragica è a Mariupol. Io sono venuto qui con uno scopo: organizzare un corridoio umanitario per fare scappare i civili che vogliono andarsene e portare gli aiuti a chi è dentro. Lavrov non è stato in condizione di impegnarsi. Abbiamo sollevato la questione di un cessate il fuoco di 24 ore per risolvere la maggior parte delle questioni urgenti dal punto di vista umanitario: non abbiamo fatto progressi su questo. Sembra ci siano altre persone che decidono su questo in Russia. Sarò pronto ad incontrare Lavrov nuovamente in questo formato se ci saranno prospettive concrete. Io penso che se due ministri degli Esteri si incontrano abbiano il mandato per negoziare su pace, sicurezza, questioni che gli sono affidate dai loro leader e parlamenti“.

Pochi minuti dopo, a presentarsi davanti ai giornalisti è stato il ministro russo Lavrov:

Abbiamo accettato l’incontro perché noi siamo per risolvere i problemi. L’unica cosa è che questi contatti devono essere un valore aggiunto, i negoziati principali sono quelli al confine bielorusso“.

Il rappresentante di Mosca ha messo nel mirino l’UE:

L’UE sta violando i propri principi. Il rifornimento di armi all’Ucraina è pericoloso. Queste armi sono usate dai terroristi come una minaccia per l’aviazione civile. Vengono utilizzati migliaia di lanciarazzi. Chiediamo all’UE: come fermerete questa minaccia alla Federazione Russa?“.

Per comprendere l’utilità di questo incontro, però, basta citare una sola risposta di Lavrov:

Se vogliamo attaccare altri Paesi? Non abbiamo neppure attaccato l’Ucraina, a dire il vero.

Sipario.

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