Conte dimezzato: senza ruoli e senza voti. La tentazione solitaria: “Ma abbiamo perso l’attimo”

Potesse tornare indietro, Giuseppe Conte oggi probabilmente darebbe ascolto a Gianfranco Rotondi. Era stato l’ultimo dei democristiani, nei giorni della crisi di governo, a consigliare all’avvocato di mettersi a capo di una nuova formazione di ispirazione cattolica: “Avrebbe tenuto in piedi il suo governo e avrebbe vinto le elezioni politiche“. Forse lo scenario tratteggiato sconta un’eccessiva dose di ottimismo, ma è evidente che legando i propri destini a quelli del Movimento 5 Stelle, Conte abbia scelto di fare “l’amministratore di condominio, soltanto che il condominio è di Grillo“.

Già, ma perché tira aria di bilanci? Quasi fosse l’ultimo giorno di scuola, quando in realtà Giuseppe Conte è leader dei pentastellati da appena pochi mesi. Pardon: lo sarà nuovamente tra pochi giorni. Per rispondere a questa domanda occorre mettere a confronto i risultati delle votazioni sul nuovo Statuto M5s. La prima, celebrata ad agosto, aveva visto partecipare 60.940 votanti. La seconda, tenutasi ieri dopo il primo colpo a vuoto per il mancato raggiungimento del quorum, i votanti sono scesi a 38.735

A dare l’esatta dimensione della disaffezione nei confronti del “nuovo corso” M5s potrebbe essere adesso il voto per la presidenza, in programma per la prossima settimana. Ad agosto la leadership di Conte venne certificata da 67.064 votanti, con 62.242 voti a favore. Come la prenderebbe, Conte, se anche col suo nome in gioco gli iscritti pentastellati disertassero le urne – online, s’intende – rispondendo alla richiesta di “bagno democratico” dell’ex premier con una doccia di gelata indifferenza? Male, malissimo. Al punto che in queste ore è tornata a balenare in ambienti M5s la narrazione di un Conte pronto al passo indietro qualora dalla base non arrivasse un mandato forte. Un modo, più probabilmente, per mobilitare la classe dirigente del partito.

Conte e la tentazione del partito personale. “Ma abbiamo perso l’attimo”

Non trovano conferma, secondo questo blog, le voci che vorrebbero Giuseppe Conte valutare l’ipotesi di correre alle amministrative con una “lista del presidente“. Sebbene questa idea sia stata valutata nell’inner circle contiano, l’avvocato sa bene che quella parte di Movimento 5 Stelle che fatica a digerire la sua leadership sarebbe pronta a saltargli al collo per denunciare la deriva personalistica e verticistica da un movimento nato per essere orizzontale.

Piuttosto è vero che ancora una volta è stata esplorata la possibilità di una exit strategy. Per l’avvocato e per i suoi sodali. E a dire il vero sono proprio i fedelissimi di Conte, con una preoccupante periodicità, a tentare l’ex presidente del Consiglio, chiedendosi (e chiedendogli) se non sia il caso di riconsiderare l’idea di liberarsi della zavorra M5s e riproporre il partito personale. “Perché i voti del Movimento ormai sono tutti voti tuoi“, gli ripetono i più convinti. Epperò fino ad oggi l’idea non è mai andata oltre l’ipotesi di scuola. Un po’ perché Conte si è messo in testa di non darla vinta ai suoi detrattori dentro i 5 Stelle, un po’ perché di premier decaduti che hanno fallito nell’intento di creare partiti personali è piena la storia. Ma un altro pò pure per la consapevolezza che di sondaggio in sondaggio – strumento privilegiato dai grillini per interpretare la politica –…

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