Il clamoroso sgarbo di Salvini verso Draghi: su Zelensky e l’Ucraina si consuma lo “strappo”

Il discorso di Volodymyr Zelensky ha appena finito di emozionare il Parlamento. Nessuno sente la mancanza dei tanti (troppi) assenti del giorno. Dai banchi della maggioranza e dell’opposizione ci si alza in piedi: due standing ovations per tributare se non la piena adesione all’intervento del presidente ucraino, quanto meno una vicinanza umana al dramma vissuto dall’uomo Zelensky e dal suo popolo. E poi c’è Draghi, che ha saputo tenere insieme tutto: dignità e coraggio, solidarietà e chiarezza geopolitica. Draghi che ha preso appunti durante il discorso di Zelensky, che ha voluto uno schermo per osservare da vicino anche le espressioni facciali del leader di Kiev. Draghi che gli si è rivolto con un tono, con una passione, che così nessuno lo aveva mai visto.

Draghi, che non si aspettava di certo, di essere sconfessato, nel giro di pochi minuti, e in maniera così politicamente violenta, da Matteo Salvini.

La comunicazione della Lega si preoccupa di dare appuntamento ai giornalisti davanti Montecitorio: “Parlerà Salvini“, è il messaggio. Tutti ingenuamente pensano alla volontà di mettere il cappello anche su questa iniziativa, ad una vetrina in cui rivendicare l’impegno della Lega a favore dell’accoglienza dei profughi ucraini e magari (sì, magari) smarcarsi dal passato ingombrante di filo-Putin.

Ma Salvini va ben oltre nello spiazzare tutti. Non fa nulla per nascondere l’evidente fastidio provato in Aula quando Draghi scandisce che “di fronte ai massacri dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari“. Il Capitano non applaude, come invece fa buona parte del Parlamento. E davanti ai giornalisti spiega il perché: “Quando si parla di armi fatico ad applaudire. La risposta dell’Occidente non può esser quella delle armi e degli allargamenti“. Si riferisce chiaramente all’altro passaggio chiave del d…

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