M5s, Petrocelli non voterà più la fiducia a Draghi. E l’assenza di Conte diventa un caso

Vito Petrocelli in arte “Petrov“, come viene ormai soprannominato in ragione delle sue mai nascoste simpatie filo-russe, non voterà più la fiducia al governo Draghi. La motivazione è la seguente:

“Penso che per il M5s sia arrivato il momento di ritirare ministri e sottosegretari dal governo Draghi. Questo governo ha deciso di inviare armi all’Ucraina in guerra, rendendo di fatto l’Italia un paese co-belligerante. A che serve riaffermare la fede in un governo che interviene? La stragrande maggioranza degli italiani si oppone alla partecipazione del nostro Paese a un conflitto con esiti incerti. Vorrei invitare tutti i miei colleghi a 5 stelle a prendere in considerazione questa proposta. Nel frattempo, ribadisco la mia contrarietà alla fornitura di armi prevista dal Decreto Ucraina, che ci ha catapultati nel conflitto in corso e reso enormemente difficile il raggiungimento di un accordo di pace“.

Sono parole importanti per un semplice motivo: a pronunciarle è il presidente della Commissione Affari Esteri del Senato. Nelle scorse settimane era balenata la “pazza idea” di disertarla per spingerlo ad un passo indietro. Poi qualcuno ha fatto notare che il soggetto non è comunque provvisto del tatto istituzionale necessario a raccogliere il caloroso invito a farsi da parte, così bisognerà tenerselo fino alla fine della legislatura (no, non c’è altro modo di rimuoverlo).

Il punto però è un altro: è che Petrocelli nei 5 Stelle non è il solo a pensare queste cose, per quanto sia uno dei pochi a dirle. Sono infatti all’incirca una ventina i componenti M5s di una chat “alternativa” a quella ufficiale grillina, in cui fanno capolino post degni della più indecente propaganda russa. E Conte, che ne pensa delle parole di Petrocelli? Soprattutto: dov’era Conte questa mattina?

L’assenza di Conte diventa un caso

Quando nei giorni del Quirinale venne fuori che Riccardo Fraccaro aveva incontrato Giulio Tremonti per condurre una trattativa parallela, in un amen Conte e i suoi sodali paventarono l’ipotesi di un’espulsione. “Porteremo il caso davanti ai probiviri“, dissero, salvo rendersi conto che Fraccaro era uno dei giurati che avrebbe dovuto giudicare se stesso. Il richiamo a questo caso è necessario per comprendere quello che sta montando in queste ore.

Prendiamola larga. Perché Conte non si rende protagonista di un’azione più veemente nei confronti di Petrocelli?

Può bastare che sia il placido D’Incà a dire che Petrocelli esprime una posizione personale, che non è quella del Movimento per cui invece fa testo Conte? No che non può, soprattutto se il leader M5s è a dir poco ondivago, quando si parla di Ucraina.

Da premier, ad esempio, Conte appoggiò saggiamente l&…

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