Occhio alle repliche in Aula: il Draghi “politico” parla a braccio e dà spettacolo

Chi ha studiato la biografia di Mario Draghi, e in particolare la sua esperienza alla BCE, è sorpreso soltanto fino ad un certo punto. Come le conferenze stampa dall’Eurotower catalizzavano l’attenzione degli addetti ai lavori, rappresentando l’appuntamento più importante del mese per i mercati durante gli anni della sua presidenza, così oggi gli interventi del premier dettano l’agenda politica italiana.

E dire che fino ad un annetto fa, l’appunto che veniva mosso a Draghi era il seguente: “Non è un politico“. Così dicevano, con tanto di sopracciglio alzato, gli scettici divenuti nel frattempo critici per partito preso (quello del loro ego). Un anno dopo si può dire che sbagliavano, e di grosso. Basta osservare la facilità con cui il presidente del Consiglio riesce a gestire il rapporto con il Parlamento. L’istituto delle comunicazioni alle Camere è insidioso per chiunque, e molti premier prima di Draghi ne hanno fatto le spese.

Il punto è che non c’è rete di protezione a separare un pur preparatissimo tecnico dalla vis polemica di un deputato rude ma navigato che voglia approfittare della vetrina della diretta, dall’opportunità di parlare con il lodatissimo Mario Draghi, per fare un po’ di sana demagogia, per mettere in piazza un po’ di populismo d’antan al solo fine di ottenere gli sperticati applausi del vicino di banco e i complimenti Whatsapp del sindaco suo referente locale.

Ecco, dinanzi a questi rischi, Draghi risponde senza scomporsi. Dimostra di non aver paura di scendere al livello dell’oppositore, epperò al momento decisivo piazza la stoccata con la maestria che è propria dello schermidore di classe sopraffina, ricordando in un attimo, senza arroganza, il gap qualitativo che passa fra sé e l’interlocutore di turno.

Il politico Draghi viene a galla nelle repliche in Aula: gli scontri con la Lega e l’opposizione

Dopo un anno di esecutivo si può concludere che l’unica ideologia alla quale il presidente del Consiglio è fedele sia quella del pragmatismo. Questa tendenza emerge proprio durante le repliche in Parlamento. Basta osservare, per esempio, il modo con cui oggi abbia evidenziato la sterilità delle polemiche portate da Guglielmo Picchi, leghista artefice sulla guerra in Ucraina di un’invettiva pacifista dai contorni chiaramente filorussi. Ebbene, Draghi non ci ha pensato un attimo a passare all’attacco a testa bassa. Stessa sorte capitata, giù di lì, anche al malcapitato Stefano Fassina di Leu.





Onorevole Picchi“, ha detto, “Lei vuole scusare Putin, e per Putin non ci sono scuse, non ci sono scuse per chi aggredisce!“. E ancora: “Noi cerchiamo la pace. In Ue tanti leader, in primis Macron, che telefona a Putin non so quante volte a settimana, tutti cerchiamo la pace. Ma onorevole Picchi, bisogna essere in due per fare la pace!“.

La pratica Fassina, protagonista di una banale richiesta di ritorno alla politica, è stata invece archiviata con un rapido: “L’on. Fassina auspica un ritorno della politica. Ma la politica è già tornata: è la politica che ha deciso il Next Generation EU, è la politica che ha adattato l’Unione Europea a queste emergenze“.

Ecco, Draghi parla senza troppi fronzoli, non preoccupandosi di scontentare una delle sue forze di maggioranza, né temendo la durezza delle opposizioni. Lo sa bene il meloniano Lollobrigida, vittima di una strigliata che ha fatto scuola sul catasto, coi deputati di Fratelli d’Italia ancora sconvolti all’idea che il premier abbia fatto il verso al loro ululato di scherno.

Più in generale, la parte più interessante degli interventi pubblici di Draghi è quella in cui il presidente del Consiglio non si limita a leggere il testo che gli è stato preparato, ma è quella in cui aggiunge, contestualizza, precisa, cita. Il massimo dello spettacolo per chi ama la politica, però, arriva però nelle risposte, nelle repliche, che sia ai giornalisti o ai parlamentari in Aula. È in quei frangenti, andando a braccio, che viene a galla il Draghi politico; ed è in quei momenti che Super Mario si conferma anche super-comunicatore. Fosse stato diversamente, d’altronde, non avrebbe salvato l’Euro con una battuta.

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