Geografia M5s: chi ha sfidato il diktat di Casalino sul video di Conte

Si osserva con attenzione chi condivide e chi non condivide il video di Conte“. È questa la velina che “fonti M5s” – traduzione: Casalino – hanno utilizzato nelle scorse ore per spingere i parlamentari pentastellati a mobilitare la base in vista della votazione sulla conferma di Giuseppe Conte a presidente del Movimento 5 Stelle.

Un messaggio dai toni minacciosi che ha suscitato come prima conseguenza la rabbia di molti grillini in Parlamento – là dove Conte è più debole – pronti, a condizione di anonimato, a parlare di “metodi putiniani” da parte della leadership pentastellata.

Ma quando mancano poche ore alla chiusura delle urne online, chi ha raccolto l’appello di Conte? E chi invece ha deciso di sfidare il diktat calato dall’alto?

Chi ha condiviso il video di Conte

Tra i più ligi fanno capolino figure di spicco del Movimento 5 Stelle. Non potevano evidentemente sottrarsi i cinque vice-presidenti: Paola Taverna, Mario Turco, Michele Gubitosa, Alessandra Todde e Riccardo Ricciardi. Più pesante, poiché non scontato, l’endorsement di Roberto Fico. Il presidente della Camera avrebbe potuto farsi scudo del suo incarico istituzionale, invece con un lungo post ha benedetto il bis di Conte al vertice del Movimento. Stesso metodo scelto da altri due alfieri del “Contismo” come Alfonso Bonafede (ricordiamo che se l’Italia ha conosciuto Conte lo deve alla carriera universitaria dell’ex Guardasigilli: l’avvocato fu suo professore) e Vito Crimi, protagonista di un post chilometrico dello stesso tenore. Tra i sostenitori della presidenza Conte anche Sibilia (più famoso per i dubbi espressi sullo sbarco sulla Luna che per altro), la capogruppo al Senato Castellone (anche questa è una sorpresa: è vicinissima a Di Maio) ma pure Stefano Buffagni, il felpato ministro D’Incà e la collega Dadone, al pari dell’immarcescibile Toninelli interessata dalla votazione in quanto possibile componente del Collegio dei Probiviri.

Piccola chicca, Toninelli è riuscito a sbagliare anche questo post, parlando di “Proibiviri“. Forse sa già che il suo ruolo sarà quello di “proibire” il dissenso interno?

Chi ha sfidato il diktat di Conte-Casalino

Ovviamente non figura tra gli adepti al nuovo corso Luigi Di Maio. Conte ha chiesto un plebiscito contro di lui, pur senza mai citarlo, e il ministro degli Esteri ha reagito con un rumoroso silenzio. Nessuno esclude che in pieno stile democristiano possa, a sera, uscir fuori con un post in cui elogia il processo democratico e fa gli auguri al nuovo presidente. Anche i migliori leader DC erano soliti infliggersi le coltellate più profonde con il sorriso sulle labbra.

Manlio Di Stefano è sottosegretario alla Farnesina, dunque basta il luogo di lavoro per comprendere come mai non sia arrivato alcun sostegno ufficiale al Conte-M5s-bis. Ha fatto finora finta di nulla anche il sottosegretario alla Salute Sileri, mentre nessuno si meraviglia che Vincenzo Spadafora e Riccardo Fraccaro, in aperta rottura con la lea…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.