Dal gelo al grande feeling: ora Zelensky punta su Draghi

Dalla freddezza iniziale ad un rapporto stretto, forte, onesto, che per differenza d’età potrebbe ricordare quello fra un padre e un figlio, ma più semplicemente si basa sul dramma vissuto da un capo di Stato e sulla sua perfetta comprensione da parte di un importante primo ministro straniero. È quello venutosi a creare, in questo primo mese di guerra, fra Volodymyr Zelensky e Mario Draghi.

Il premier italiano e il leader di Kiev si sono sentiti l’ultima volta ieri, in una conversazione che ha confermato come Roma sia al momento, insieme a Londra, la capitale dell’Europa occidentale più schierata al fianco dell’Ucraina. Si tratta di una sorpresa. Se la russofobia inglese era cosa nota anche in tempo di pace, nessuno avrebbe scommesso un euro (o un rublo, fate voi) sul fatto che l’Italia fosse capace di assumere una posizione tanto netta, di sostegno dell’aggredito.

Si spiegano così i falli di reazione di questi giorni da parte di Mosca all’indirizzo italiano: rivendicazioni di aiuti (aiuti?) passati, denunce ai giornali, minacce di “conseguenze irreversibili“, sono il segno tangibile della sorpresa dei russi, irritati e sconvolti n…

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