“C’è premeditazione”: il sospetto su Conte muove i passi di Draghi

Il giorno dopo il grande scontro, quando il ceffone politico assestato da Mario Draghi a Giuseppe Conte inizia ad essere metabolizzato dal Parlamento, sono i ragionamenti più elementari ad imporsi nella discussione generale. E allora il quesito è quello basico: cosa vuole il presidente M5s? Solleticare la base? Probabile. Guadagnare punti nei sondaggi? Ovvio. Poi però c’è la politica. E su questo punto il presidente del Consiglio ha pazientemente cercato di mettere l’interlocutore dinanzi all’evidenza: “Ci sono degli impegni con gli Alleati, e vanno rispettati“. Di più: sono stati proprio i governi Conte, molto più di altri esecutivi, ad aumentare in questi anni le spese militari. Dunque cos’è che non torna, Giuseppe? Perché ora, con la guerra alle porte di casa, intendi tirarti indietro? E come mai l’avvocato frequenta i salotti tv chiedendo una mediazione, ma al momento del dunque si tira indietro? Il sospetto che s’avanza in queste ore è che Conte abbia un piano.

Il sospetto su Conte muove i passi di Draghi

A tal proposito qualcuno è arrivato ad evocare le parole pronunciate da Draghi al Senato in uno dei suoi interventi più drammatici sulla guerra in Ucraina. Quando disse che “era tutto stato premeditato da tempo“, lasciando intendere così che gli sforzi diplomatici, le tante telefonate al Cremlino dei leader occidentali, avevano fallito nella missione di scongiurare la guerra non per proprie mancanze, ma perché Putin aveva deciso da tempo di invadere l’Ucraina. Ecco, così Conte.

Se nemmeno le tabelle e i numeri hanno smosso il presidente M5s, se neppure la spiegazione che dopotutto si tratta di spalmare su tre anni un tutt’altro che esorbitante aumento dello 0,6% del Pil (l’Italia spende oggi l’1,4%, bisogna arrivare al 2% entro il 2024), allora significa che forse c’è dell’altro. Premeditazione, appunto.

Ed è con questo forte sospetto che ieri Draghi si …

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