Ucraina, sindaca Olga Sukhenko non collabora coi russi: uccisa e gettata in una fossa

Non si esaurisce a Bucha la conta degli orrori di matrice russa. Le autorità ucraine hanno infatti denunciato il ritrovamento a Motyzhyn, un villaggio a ovest di Kiev, di 5 corpi di civili con le mani legate dietro la schiena, tra cui quelli della sindaca, Olga Sukhenko, del marito Igor e di suo figlio Alexander, rapiti dai russi il 23 marzo scorso.

Il sindaco del villaggio è stata “purtroppo uccisa dai russi durante la prigionia“, ha affermato il vice primo ministro ucraino Iryna Vereshchuk. I corpi del primo cittadino e dei suoi familiari sono stati rinvenuti in una fossa poco profonda all’interno di una pineta, vicino alla sua abitazione.

Questo è un crimine di guerra“, ha detto Vereshchuk. “I colpevoli saranno inevitabilmente puniti secondo il diritto umanitario internazionale“. Altri due corpi, riconducibili a due uomini non facenti parte della famiglia della sindaca, sono stati trovati a loro volta con le mani legate dietro la schiena.

Secondo quanto riferito da alcuni residenti, Olga Sukhenko e la sua famiglia si erano rifiutati di collaborare con le forze russe. Tetiana Semenova, capo del consiglio regionale di Kiev, ha dichiarato che i tre erano stati catturati dalle truppe russe dopo che un collaboratore locale di Mosca aveva rivelato la loro posizione. “Volevano prendere solo Olga, ma suo marito ha insistito che sarebbe andato con lei e dopo sei ore, hanno portato via anche suo figlio“, ha detto Semenova.

Poche ore fa il ritrovamento, a svelare l’ennesima atrocità perpetrata dalle truppe del Cremlino in Ucraina.

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