Draghi allontana Palazzo Chigi: perché il bis nel 2023 è una chimera

Nella prima conferenza stampa seguita alla rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella, la risposta stizzita fornita da Draghi ai cronisti, che gli domandavano la disponibilità a vestire i panni del federatore dell’area di centro alle prossime Politiche, venne scambiata erronamente per fallo di reazione. Il premier è deluso, si scrisse. Voleva issarsi sul Colle più alto della politica italiana e non vi è riuscito. Così, tradito e seccato, assesta ora una schiaffo a chi lo ha pugnalato, ma al momento opportuno, smaltito lo smacco, richiamato da tutti i partiti in ginocchio, offrirà la sua disponibilità a formare un nuovo governo (più o meno) di tutti. Sbagliato.

Scenario sulla carta credibile, addirittura probabile, se il soggetto del teroema non rispondesse al nome di Mario Draghi.

Il presidente del Consiglio ha oggi ribadito al Corriere della Sera la propria intenzione di non proseguire nella sua esperienza a Palazzo Chigi oltre la scadenza della legislatura in corso. Lo ha fatto dosando come sempre le parole, da naturale professionista della comunicazione, da politico na(viga)to.

In primis ha chiarito che l’uscita di un paio di mesi fa non fu sfuriata, bensì messa in chiaro dei suoi orizzonti. A domanda su dove si immagini il prossimo anno, Draghi ha infatti opposto dapprima una battuta diplomatica: “Non l’ho proprio immaginato, non è nel mio carattere“. Poi, incalzato dall’intervistatore, si è felicemente sbottonato: “Come ho già detto quel giorno in conferenza stampa? È escluso. E poi ho aggiunto: “Chiaro?”“.

Ecco, se chiaro non era ieri, lo sarà dopo oggi. Draghi non ha intenzione di proseguire nella sua avventura politica italiana. Almeno, non nelle vesti di presidente del Consiglio. E se qu…

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