Caso William Barr: 5 domande a Conte e un invito a Renzi

  1. Conte dice di non aver mai incontrato Bill Barr. Prendiamo atto del confidenziale “Bill”, visto che tutti lo conoscevamo come William. Credo la sostanza non cambi. Domanda: Conte ha acconsentito o meno che gli uomini di Trump avessero accesso a documentazione riservata?
  2. Durante l’incontro a Roma tra i vertici dei Servizi segreti italiani, “Bill” Barr e il procuratore Durham, Conte ha dato il suo benestare affinché gli emissari di Trump ascoltassero dei nastri registrati in cui il docente maltese Mifsud chiedeva la protezione di Roma?
  3. Conte dice di non aver saputo di una cena tra Vecchione e “Bill” Barr a Roma: gli crediamo. Il punto non è la cena. Domanda: Conte sapeva che Donald Trump cercava informazioni in Italia per difendersi dalle accuse in patria? L’Italia ha collaborato con gli USA o con un presidente?
  4. Conte dice che Barr, “fece pervenire la sua richiesta di informazioni non a me direttamente, ma tramite i nostri canali diplomatici ufficiali, in particolare attraverso il nostro ambasciatore negli Stati Uniti”. Conte può garantire che Trump non lo mise prima al corrente?
  5. Conte dice che collegare la richiesta di informazioni di Barr e l’endorsement di Trump, il famoso “Giuseppi”, alla vicenda della formazione del Governo Conte II “è una illazione in malafede, visto che la richiesta di Barr risale al giugno 2019, mentre la crisi del Governo Conte I risale all’8 agosto 2019“. Attenzione: il tweet di Trump pro-Conte, risale però al 27 agosto 2019. Conte ricevette l’incarico da Mattarella per la formazione del governo due giorni dopo. È lecito pensare che quel tweet fosse il “grazie” di Trump?
  6. Conte chiude la sua invettiva chiamando in causa Renzi, sfidandolo a riferire al Copasir. Fossi in Renzi andrei domattina. Conte lo ha sfidato allo showdown. Renzi deve rilanciare. Su questo tema (l’Autorità delegata) ha fatto cadere un governo. Non può tirarsi indietro.

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