“Una vittoria di Le Pen è molto improbabile, non impossibile”. Parla Lorenzo Pregliasco

L’ultimo libro di Lorenzo Pregliasco si intitola “Benedetti sondaggi: Leggere i dati, capire il presente“. E il giorno dopo il dibattito presidenziale tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, su questo Blog abbiamo bisogno di entrambe le cose: leggere i dati, capire il presente. Ah, possibilmente anche di una terza: anticipare il futuro.

Neanche dinanzi a quest’ultima richiesta, maledettamente rischiosa per chi fa il suo mestiere, il direttore di YouTrend si sottrae. Ma ad una condizione: che prendiamo atto che “improbabile” non è sinonimo di “impossibile“.

D. Lorenzo, mi interessa un tuo commento sul dibattito di ieri sera. Sia un’impressione generale sia, nel particolare, se c’è una dinamica, una tattica, messa in atto da uno o entrambi i candidati che ti è parsa interessante.

P. È stato un dibattito in cui ciascun candidato ha mostrato pregi e limiti. Complessivamente mi pare sia stato più efficace Macron. Marine Le Pen è apparsa poco convincente sui temi, sui dossier, sugli aspetti economici. Ha avuto poco spazio per far arrivare messaggi forti su questioni in cui è più radicata: penso al tema dell’immigrazione. Macron invece è apparso più incisivo, più pungente.

D. Ti ha sorpreso questo atteggiamento?

P. Non sembrava il candidato in vantaggio, mettiamola così. Chiaramente con questo c’è anche il rischio che Macron sia apparso fin troppo “paternalista“, “arrogante“: questo è qualcosa che è stato osservato da molti. D’altro canto la dinamica di confronto con Macron ha fatto apparire Le Pen come una candidata più estrema, radicale, rispetto al presidente, per quanto lei abbia cercato di “de-lepenizzarsi“.

D. Ti mostro un sondaggio. Consultazione Elabe per BFMTV subito dopo il dibattito. Nel 2017 Macron “vinse” il confronto tv per il 63% degli elettori. Cinque anni dopo si impone comunque con il 59%. Quanto sono affidabili solitamente queste rilevazioni “a caldo”?

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P. Valgono quel che valgono…Sono dati che si basano su chi ha visto il dibattito – e non tutti lo vedono, anche se il confronto ha avuto quasi 16 milioni di telespettori. È solo un indicatore. Diciamo però che se Marine Le Pen aveva bisogno di ribaltare la dinamica dei sondaggi, difficilmente il dibattito di ieri le ha consentito di farlo. Avrebbe avuto bisogno di assestare qualche colpo forte, che mi pare non ci sia stato.

D. Dopo il primo turno, fra gli elettori di Mélenchon, alla domanda “quale candidato hai più chance di votare?“, il 34% rispose Macron, il 30% LePen, il 36% non espresse una preferenza. A pochi giorni dal voto, secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, abbiamo invece questa situazione: il 36% dice Macron, il 19% Le Pen, il 45% non si esprime. Che ne pensi?

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P: È vero, subito dopo il primo turno Le Pen aveva un dato importante tra gli elettori di Mélenchon: Ipsos ci dice oggi che quel dato è sceso molto. Peraltro è un’indicazione che ci arriva anche da altri sondaggi, che collocano la quota di elettori Mélenchon→Le Pen tra il 15 e il 20%.

Chiaramente con questa dinamica Marine Le Pen ha pochissime chance di ribaltare lo svantaggio del primo turno. Le arriverà buona parte del voto di Zemmour, ma a Macron arriveranno il voto di Jadot, gran parte dei voti di Hidalgo, la maggior parte dei voti di Pécresse, e la maggioranza relativa (rispetto a quelli per Le Pen) dei voti di Mélenchon. Chiaro è che la maggioranza relativa vera, tra gli elettori de La France Insoumise, probabilmente si asterrà.

D. Per Le Pen insomma non arrivano segnali incoraggianti dall’elettorato di Mélenchon.

P. Se l’alternativa all’astensione è il voto a Marine Le Pen questa quasi metà di “non exprimés” non è un buon dato per lei. Le Pen ha tre dinamiche favorevoli: o pescare molto tra chi ha votato Mélenchon al primo turno, o mobilitare qualcuno che al primo turno non ha votato, oppure sperare che Macron non riesca a riportare al voto i suoi. Al di fuori di queste tre dinamiche non ci sono, secondo me, strade per vincere. Ed è una strada, quella per la vittoria, che per Marine Le Pen va assottigliandosi.

D. A cinque giorni dal ballottaggio, l’86% degli elettori certi di votare si dice sicuro della propria scelta. Questa rilevazione è stata effettuata prima del dibattito: significa che Le Pen poteva sperare di ribaltare questa elezione soltanto in caso di clamoroso ko di Macron nel confronto tv?

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P. C’è un’alta quota di elettori che ormai si dice certa della propria scelta, quindi a maggior ragione doveva e deve esserci qualche colpo per ribaltare una dinamica che altrimenti sembra abbastanza indirizzata. Non dimentichiamoci che la media dei sondaggi sul secondo turno ad oggi vede circa 10 punti di scarto a favore di Macron, e quindi un’elevata probabilità di vittoria. Con questi dati sulla certezza del voto serviva sicuramente qualcosa di forte per Marine Le Pen.

D. Ecco, dopo aver letto fin qui l’intervista, un lettore poco avvezzo potrebbe pensare: Macron ha già vinto. Invece basta guardare il modello dell’Economist sulle elezioni francesi per capire che Marine Le Pen ha poche chance, ma può capitare che mettendo una mano in un cesto di 100 palline, di cui 94 rosse (Macron) e 6 blu (Le Pen) esca proprio il suo colore.

P. Questo è qualcosa che torna molto anche in “Benedetti sondaggi“. Siamo nel campo di come visualizzare l’incertezza. Anche quando siamo di fronte ad uno scenario improbabile come la vittoria di Marine Le Pen (diamole un 10-15% di chance) è un evento che una volta su 6, una volta su 7, una volta su 10 si realizza. I sondaggi vanno letti in quest’ottica: sapendo che ci danno una chiave di lettura decisiva per capire le nostre opinioni pubbliche, che ci danno delle tendenze determinanti per capire che aria tira, che ci dicono quali scenari sono più probabili e quali meno. Dopodiché, anche gli scenari improbabili talora si verificano. In “Benedetti sondaggi” provo a dare proprio questo metodo di lettura: aiuta secondo me i cittadini, ma anche i media, a capire come interpretare i dati, i sondaggi, e come accettare l’incertezza e ragionare in termini di probabilità del futuro e non in termini deterministici.

Lo scenario di oggi è che molto probabilmente avremo una vittoria di Emmanuel Macron, probabilmente una vittoria ampia, ma questo non significa che una vittoria di Marine Le Pen sia impossibile. Perché “improbabile” non è “impossibile“.

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